Nicola Rizzoli, ex arbitro ed ora designatore arbitrale, è intervenuto ai microfoni di Sky Sport. Al centro dell'attenzione i due rigori concessi da Giacomelli nel corso di Milan-Roma, quinta giornata di serie A.

Sui calci di rigore assegnati, sui quali non è intervenuto il l'arbitro Var Nasca
"Sul rigore concesso alla Roma, Bennacer anticipa l'azione: ci sono i criteri per poter intervenire col VAR. A volte l'atteggiamento degli attaccanti e le proteste bloccano il canale comunicativo con l'addetto alla tecnologia. Mancini su Calhanoglu? Si hanno scontri, ovviamente, giocando a calcio. Ma se il difensore, nel suo movimento, non tocca l'attaccante nel momento in cui colpisce il pallone, difficilmente l'episodio è punibile. Anche qui il VAR doveva intervenire"

Sui comportamenti degli arbitri, spesso restii ad affidarsi alla tecnologia
"Quattro o cinque on-field-review in una partita penalizzerebbe il punteggio dell'arbitro? Dico che non andare a rivedere gli errori ed eventualmente non correggerli inciderebbe molto di più. Sono stati concessi 23 rigori, di cui 6 col VAR e due revocati. Peccato per i tre errori dell'ultima settimana… Evidentemente, a volte, chi sta al VAR vede altre immagini. E cercare il dettaglio ti fa perdere il contesto".

Possibile una coppia arbitro-VAR sempre uguale?
"È un ragionamento da allenatore, che facciamo spesso. È un concetto giusto. In Europa, ad esempio, funziona così: c'è affiatamento, capacità d'intervenire. L'arbitro centrale riesce a percepire se c'è certezza nelle parole dell'assistente o meno. Però bisogna anche scendere nel dettaglio, noi vogliamo mischiare le carte e dare più possibilità ai giovani. Quest'anno Nicchi ha unito gli arbitri di A e B: lo scorso anno 28 arbitri dalla B alla A, quest'anno sono già 18: i ‘nuovi' possono crescere con gli esperti".

Sulle possibilità di migliorare il canale comunicativo diretto con le società
Da quest'anno assieme alla Federazione abbiamo istituito un nuovo ruolo, che farà da raccordo tra arbitri, club e Federazione e lo ricopre Gianluca Rocchi che, ci tengo a precisarlo, non è un ufficio reclami. È già andato da diversi club di A e B per parlare dell'interpretazione delle regole, ma anche per ascoltare. Per avere un filo diretto e migliorare le collaborazioni. È un ausilio che servirà alle società anche per capire il nostro modo di lavorare, a noi per capire i problemi dei club. Il dialogo è costruttivo, lo abbiamo imparato. Ascoltando calciatori e allenatori, stiamo cercando di aggiustare la mira. Eravamo partiti bene quest'anno, poi c'è stato qualche errore evidente