Le partite di Coppa, a prescindere dal blasone dell'avversario, hanno sempre un sapore particolare.

Con la Tangenziale al collasso e la faccia di chi sta in fila a raccontare il proprio stato d'animo: quelli con il sorriso sulle labbra stanno andando allo stadio. Quelli che sbraitano… a casa. Ognuno intrappolato nella propria vettura ma con un destino, e una destinazione, differente.
E mentre i motorini sfrecciano con le sciarpe al vento, l'orologio inizia a correre sempre troppo velocemente rispetto ad un traffico che, invece, procede passo-passo. Squilla sempre, allora, il telefono di chi sta in coda perché, intanto, qualcun altro è arrivato e "Dicce 'ndo stai. Che casomai noi annamo avanti".

Ma poi, tanto, avanti non ci va nessuno perché si aspettano tutti: c'è una birra da bere insieme, un panino da mangiare camminando. Ridendo. Ecco, c'è sempre il sorriso mentre ci si avvicina allo stadio: sapete perché? Perché lì dentro c'è la ROMA. Lì dentro le distanze sociali, politiche o religiose – che per strada dividono le persone – non avranno senso. E tutti si ritroveranno a sostenere la stessa bandiera per farla sventolare con ancora più orgoglio.

Le serate di coppa, poi, sono differenti. E chi se ne frega se l'avversario è di poco conto. È l'aria che si respira ad essere diversa, pure se gli spalti sono mezzi vuoti perché certe partite non richiamano le grandi folle ma solamente i grandi sentimenti. Perciò sì, questa sera contro il CSKA non ci sarebbero stati tanti tifosi. Vero. Ma quelli presenti avrebbero vissuto un'altra notte speciale, l'ennesima. Perché non serviva questa forzata distanza per apprezzare quella che solo alcuni, sbagliando, consideravano routine. Ma quale routine, quando gioca la ROMA è sempre festa.
E pure se la serata che saremmo andati a vivere avrebbe avuto poco a che fare con la magia del precedente più importante contro i bulgari – 1983: sessantamila spettatori per la Coppa dei Campioni, 1-0 gol di Ciccio Graziani – ognuno di noi avrebbe voluto viverla, senza compromessi. Insieme a tutti gli altri, dal vivo, nell'umidità che solo lo Stadio Olimpico sa regalare.
Certe volte, della normalità, mi rimpiango pure quella…