Qualcuno ce lo dovrà spiegare, anche se è probabile che la spiegazione coincida con una facile deduzione. In ogni caso, qualcuno ci dovrà spiegare perché Paulo Fonseca continua a stare tra coloro che son sospesi. E non lo diciamo perché qualcuno ce lo ha detto, ma con i dati di fatto di articoli di giornali, interventi televisivi, sussurri e grida suggerite alle orecchie di addetti ai lavori, affinchè vengano poi divulgate.

Eppure a noi che ormai siamo vecchi naviganti dei sempre tempestosi mari del calcio, i nostri maestri ci hanno sempre tenuto a dire che l'unica verità incontrovertibile è quella dei numeri. Che, nel caso del portoghese, parlano chiaro. Nelle ultime tredici partite ufficiali della sua Roma, lo score recita nove vittorie, tre pareggi (compreso anche quello di Verona pure se dopo è successo quello che è successo), una sconfitta, peraltro dolorosissima, in Europa League contro quel Siviglia che, comunque, dopo ha battuto pure Manchester United e Inter portandosi a casa la coppa.

È vero, quel ko contro gli spagnoli ancora fa sanguinare la cicatrice, ma non può certo bastare a certificare una panchina traballante o un allenatore ai ferri corti con la società. Soprattutto dopo un mercato e un avvio di stagione affrontati senza direttore sportivo, comunque senza sconfitte e con il punto di Verona quel quarto posto che è l'obiettivo dichiarato di tutti, sarebbe un dato di fatto. Quindi perché Fonseca è sempre tra coloro che son sospesi, prima costretto a respingere la mareggiata Allegri, ora di fronte al montante Sarri pronto a rescindere con la Juventus e a dire sì alle, presunte, avances giallorosse?

Stufi di sussurri e grida, la domanda l'abbiamo girata alla Roma. E la risposta, ad altissimi livelli, è stata una smentita su tutta la linea: Fonseca è e rimane il nostro allenatore, è una follia pensare che ci sia l'intenzione di esonerarlo, è in atto una manovra per destabilizzare la società. Prendiamo atto, anche con piacere, pur nella consapevolezza che, proprio da vecchi naviganti, sappiamo bene come la verità nel mondo del calcio sia sempre un punto di vista.

Eppure, potete scommetterci, si continuerà a parlare di un Fonseca in bilico, magari cavalcando le dichiarazioni del portoghese che ha avuto la sfacciataggine, pensa un po', di mettere il dito nella piaga della mancanza di un direttore sportivo.

Già, il ds. È passato un altro giorno e il problema sta sempre là, insoluto ma certo non irrisolvibile. Non vogliamo mettere fretta, ma non crediamo di dire un'eresia sostenendo come comunque ci sia una certa urgenza per risolvere la questione, se non altro in considerazione che il prossimo mercato di gennaio ci sarà tra poco più di due mesi, e pure i più ingenui sanno come in realtà cominci parecchio prima, in pratica è già iniziato. Quindi? Le ultimissime fanno registrare una nuova impennata delle quotazioni di Luis Campos, il portoghese definito "il mago delle plusvalenze", Mbappè e Oshimen giusto per citare un paio di nomi, attualmente legato da un contratto di consulenza con il Lille (e non solo), grande amico di Jorge Mendez, nome circolato in orbita Roma già un paio di anni fa su indicazione di Franco Baldini. Le cronache francesi di questi giorni raccontano di come Campos stia litigando di brutto con Gerard Lopez, proprietario del Lille: motivo degli attriti il fatto che il portoghese si vorrebbe liberare dal contratto in corso con il club francese per potersi sentire indipendente per intraprendere una nuova avventura.

Alla Roma, dicono in Francia, ma qualcosa non ci quadra perché Campos, già un paio di anni fa, alla società giallorossa disse che lui doveva sentirsi libero per lavorare al meglio e che non aveva intenzione di stabilirsi in pianta stabile a Trigoria. Avrà cambiato idea? Lo scopriremo solo nei prossimi giorni. Soprattutto scopriremo se avrà battuto la concorrenza che, al momento, sembra essere rimasta quella di Ralf Rangnick, il facciotuttoio che sicuramente ha già incontrato, a Londra, la famiglia Friedkin, dimostrandosi comunque interessato a trasferirsi dalle nostre parti. Ma Boldt, ds dell'Amburgo, che avrebbe dovuto accompagnarlo a Roma, non ha rilasciato dichiarazioni di voler continuare a lavorare in Germania? Vero, ma confrontandoci con un addetto ai lavori che lavora soprattutto in Bundesliga, ci è stato detto che le parole di Boldt potrebbero essere state soltanto di facciata e che potrebbe essere pronto a seguire Rangnick nella sua eventuale avventura romana e romanista.