Il difensore giallorosso Roger Ibanez ha rilasciato ieri un'intervista al canale ufficiale Youtube della Roma. Tra i temi trattati, i primi calci al pallone in Brasile, l'arrivo alla Roma, l'amore dei tifosi giallorossi e i suoi prossimi obiettivi e i sogni per il futuro. Ecco le sue parole.

«Non ho avuto ancora modo di giocare davanti all'Olimpico pieno, ma ho visto il derby da spettatore e ho capito quanta passione c'è intorno alla squadra».

Avresti mai pensato a questo punto della carriera di aver già coronato il sogno di giocare per un top club europeo come la Roma?
«Non pensavo così presto. Ho lavorato duramente per questo, ma non avrei mai pensato di arrivare così presto in un club come la Roma».

Raccontaci il tuo percorso…
«Sono stato alla Fluminense per un anno e mezzo. Prima ho giocato in squadre delle serie minori brasiliane. Una era collegata al mio procuratore e l'altra si trovata nel nord-est e si chiamava Sergipe. Ho giocato in queste due squadre prima della Fluminense, poi sono passato all'Atalanta e ora sono alla Roma».

Che differenze ci sono tra campionato brasiliano e la Serie A?
«Molte. Per esempio, l'intensità è molto diversa rispetto al Brasile, ci sono anche differenze per quanto riguarda l'intelligenza, la tecnica e il ritmo dei giocatori. È tutto molto diverso, è un po' più difficile, ma è semplice adattarsi».

Com'è nata la tua passione per il calcio?
«Quando ero piccolo, grazie a mio padre. Quando ero piccolo lui giocava, ha avuto la possibilità di diventare professionista, ma al tempo era molto difficile e ha deciso di restare a casa e aiutare la famiglia. Quando ero piccolo usciva e andava a giocare "topless", come diciamo in Brasile. Andavo sempre a vederlo, ecco da dove deriva la mia passione».

Dopo il tuo arrivo a Roma c'è stato il lockdown. Non è stato facile ambientarsi…
«Sono arrivato e due o tre settimane dopo è iniziata la pandemia, è stato un po' più difficile. Dopo aver lasciato Bergamo, la pandemia ha colpito molto duramente la città, io sono riuscito a partire prima ma quando sono arrivato qui ci sono stati dei casi positivi e questo ha reso le cose più difficili. Ambientarsi è stato semplice, perché ci sono altri tre brasiliani nel club e questo ha aiutato molto. Sapevo già un po' di italiano per l'esperienza a Bergamo e anche quello ha aiutato. La squadra era e continua a essere fantastica, mi hanno accolto a braccia aperte ed è stato meraviglioso. Mi sono adattato bene».

Hai un tatuaggio della Roma sul braccio. L'hai fatto di recente?
«No, l'ho fatto quando giocavo alla Fluminense. È stato il mio secondo tatuaggio, il primo è stato un leone e il secondo un lupo. È un animale che mi piace molto. Non sta mai da solo, ma sempre in gruppo e questo mi motiva».

Grandi brasiliani come Falcao, Cafu e Aldair hanno giocato per la Roma lasciando un ricordo indelebile. Ti senti stimolato a proseguire sulle loro orme?
«Sì. Falcao viene da dove vengo io, dal sud. Ha giocato per l'Internacional e lì è un idolo. Lo è anche per me. Hanno fatto la storia qui e cercherò di farla anche io, a modo mio. Se succederà, dovrò ringraziare Dio».

Ci sono giocatori che prendi come riferimento?
«Potrei dire di sì ma cerco di non pensare a loro e di fare le cose a modo mio. Ci sono molte fonti di ispirazione, ma cerco di lavorare a modo mio e di dare sempre il massimo in campo».

Sai già di essere una giovane stella. Cosa pensi a riguardo?
«Sono contento che i tifosi mi trattino in questo modo e che mi abbiano accolto così. Farò di tutto per proseguire su questa squadra. Cerco sempre di dare il massimo e di lavorare duramente ogni giorno».

Quanto conta la disciplina per arrivare ad alti livelli?
«La disciplina fa parte della quotidianità di ogni sportivo ed è molto importante. Non solo in termini di alimentazione ma anche in termini di lavoro e dedizione».

C'è un posto a Roma che ti ha tolto il fiato?
«Il Colosseo. Ci sono stato da poco per fare delle foto assieme alla mia ragazza. Aspettiamo una bambina, quindi ci siamo fatti delle foto ed è stato bellissime farle al Colosseo».

Come chiamerete vostra figlia?
«Si chiamerà Antonella».

Non è un segreto che i tifosi della Roma siano molto appassionati e adorino questa squadra…
«Penso sia la migliore tifoseria in Italia, forse in Europa. Anche in Brasile ci sono tifoserie fantastiche, come quella della Roma.
Purtroppo, non ho ancora potuto giocare davanti ai nostri tifosi, ma quando sono arrivato qui, ho potuto vedere il derby tra Roma e Lazio. È finito 1-1 ma i tifosi sono stati incredibili. Erano davvero fantastici. Sono i tifosi migliori d'Italia».

Come ti hanno accolto quando sei arrivato all'aeroporto?
«C'erano moltissimi giornalisti e anche alcuni tifosi. Mi stavano vicino e mi dicevano di dare tutto, cosa che faccio sempre».

Quando ti sei reso conto di aver coronato uno dei sogni più importanti della tua vita da calciatore?
«Ci ho pensato quando ho esordito da professionista con la maglia della Fluminense. Lì ho capito di avere tutte le carte in regola e stava a me continuare a lavorare sodo».

Qual è il prossimo passo? Qual è il tuo prossimo sogno?
«Il mio prossimo sogno è fare parte della nazionale maggiore. È il mio obiettivo e sto lavorando per quello».

Pensi che ci riuscirai?
«Penso di sì, ma devo lavorare duramente ogni giorno. Per far sì che questo accada».

Roger, hai qualche episodio della tua carriera che ha segnato anche la tua vita?
«Ce ne sono stati due nella mia carriera: una è la semifinale di Copa Sudamericana e la Taça Rio vinta con la maglia della Fluminense. Com'è stato? La semifinale di Copa Sudamericana era contro il Nacional e siamo andati a casa loro dopo aver pareggiato 1-1 all'andata. Dovevamo vincere per passare il turno e lo abbiamo fatto. Ma fuori dallo stadio, ci stavano aspettando i tifosi avversari. Oh mio Dio! Ci hanno lanciato vetri e pietre. Hanno distrutto il nostro pullman. Mi è rimasto impresso perché abbiamo vinto e sentire quella tensione e quella paura ci ha reso ancora più pronti».