Nel bel mezzo di un gelido inverno, la Roma ricomincia a muoversi. Lo fa a piccoli passi. Quelli di Cengiz Ünder, il talentino turco che nei primi frettolosi giudizi è stato già etichettato come oggetto misterioso nella migliore delle ipotesi. Qualche acuto isolato nelle settimane peggiori, poi Verona. Al Bentegodi gli bastano pochi istanti per punire i gialloblù e riportare la macchina giallorossa sulla carreggiata corretta.
Ma è la gara successiva a far capire che Di Francesco può contare su un altro titolare. Praticamente nuovo di zecca, nonostante l'arrivo nell'estate precedente.

Cresce il granturco

Il turchetto è fresco, lavora alacremente e anche se non ha ancora padronanza della lingua sembra un altro rispetto al girone d'andata. La gara di Benevento dimostrò che ancora non poteva essere pronto per certi livelli, quella di ritorno certifica il cambio di passo. Sul campo come metaforico. Cengiz salta l'uomo come pochi altri, in velocità è una spina nel fianco per ogni avversario e con Dzeko sembra avere un'intesa naturale. I due attaccanti appaiono complementari e dopo la goleada rifilata ai campani, la Roma espugna anche Udine. Sempre grazie a un siluro di Ünder (e a Perotti), ancora senza subire gol.

Tutto sembra volgere al meglio - anche in Europa, dopo la prima frazione disputata a Charkiv. Tanto per cambiare è Cengiz su geniale imbeccata di Edin a portare i giallorossi in vantaggio. Ma nella ripresa lo Shakhtar si trasforma e - quel che più conta - anche i nostri, che subiscono tanto, troppo. Fino all'inevitabile ribaltamento di risultato, nell'aria da un po'. Alisson rimedia come può a un punteggio che comprometterebbe la qualificazione, ma è un altro l'eroe per caso, quello che non ti aspetti: lo stinco di santo di Bruno Peres in pieno recupero ci salva dal tracollo. Da quel momento tutto cambia: la stagione sua. E soprattutto quella della Roma.

Lezione di calcio al San Paolo

Al rientro in Italia però non è ancora chiaro quanto. Anche perché il Milan maramaldeggia all'Olimpico e ci riporta sul ciglio del precipizio. Nei dieci giorni successivi, la squadra di Di Francesco è attesa da due impegni che d'improvviso sembrano ardui come una scalata dell'Everest a mani nude: Napoli e ritorno con lo Shakhtar. Inframezzati dal Torino, che evoca i brutti ricordi di Coppa Italia. La squadra di Sarri è capolista e viene da una serie infinita di successi consecutivi, il pronostico sembra scritto e confermato dal vantaggio lampo di Insigne. Ma è un fuoco di paglia. La Roma sfodera una prestazione sontuosa, Di Fra impartisce una lezione allo stracelebrato collega, Dzeko è stratosferico. Il bosniaco replica la doppietta dell'anno prima con due firme d'autore caricandosi la squadra sulle spalle per l'ennesima volta. È il segnale.

La squadra risale sulla giostra e si sbarazza facilmente del brutto ricordo granata, poi entra in campo concentrata e seria in Champions. Con lo Shakhtar è dura ma ancora Edin è il risolutore, con un tocco da attaccante di razza su assist tottiano di Strootman. Si spalancano le porte dei quarti di finale dopo dieci anni, i toni sommessi lasciano spazio a una sacrosanta gioia. L'ingresso fra le prime otto d'Europa inizia a cambiare le prospettive stagionali.

Arriva la primavera

Sulle ali dell'entusiasmo arriva un'altra vittoria in trasferta, seppure entro i confini nazionali. A Crotone sono le due creste di El Shaarawy e Nainggolan a regalare tre punti alla Roma e farla tornare in piena corsa per la zona Champions, proprio mentre la Champions in corso si è fatta improvvisamente invitante. Ancora una pausa per le nazionali interrompe il cammino sul più bello, sottraendo alla squadra anche Ünder bloccato dopo aver forzato con la sua Turchia. Si va a Bologna per il lunch match di Pasqua, ma la sorpresa nell'uovo avrebbe potuto essere più gradita. È ancora Dzeko a indossare i panni del salvatore della patria, subentrando a gara in corso e firmando l'ennesima rete. Prologo di una benedetta primavera.