Nel cantiere ancora aperto di Fonseca si osservano più i sussurri che le grida. Si valutano i dialoghi, tipo quello andato in scena prima della partita tra l'allenatore portoghese e il neo (bis) papà Dzeko, più che la prestazione della squadra, al primo esame vero della stagione con una pari grado, dopo i morbidi approcci (vincenti) con la Sambenedettese e il Frosinone. Contro il Cagliari di Di Francesco finisce 2-2, con un primo tempo discretamente giocato, ma poi rovinato da alcune esecuzioni personali assai dubbie, con un secondo tempo decisamente migliore e interpretato con il vecchio sistema di gioco, il 4231 che ha consentito alla Roma di gestire lo scacchiere tattico con maggior lucidità rispetto a quanto si era visto nella prima frazione.

I goal sono stati segnati da Rog e Walukiewicz del Cagliari nel finale del primo tempo, e poi da Ünder e Mkhitaryan all'inizio della ripresa. La partita è stata divertente e piena di episodi, per il confronto tra due allenatori che amano giocare e attaccare piuttosto che contrastare e difendere. 433 per Di Francesco, interpretato anche vocalmente dall'allenatore con l'impeto tipico di chi si sente all'inizio di una nuova, promettente pagina della propria carriera. «Vieni, vieni, vieni», i tre urli dell'allenatore abruzzese si sono sentiti in continuazione, sia dai 1000 tifosi a cui è stato consentito di prendere posto alla Sardegna Arena per un primo esperimento sociale antiCovid, sia da tutti quelli che a casa hanno guardato la sfida in televisione, sempre a richiamare le pressioni ultra offensive, uno dei punti forti della sua preparazione tattica , come i tifosi della Roma possono ben ricordare. E proprio attraverso queste pressioni il Cagliari ha sbloccato la partita, su rinvio corto di Lopez, con Faragò a sovrastare Miky, Simeone bravo a rimettere dentro il pallone orizzontale da destra, con Joao Pedro autore di una finta magistrale e Rog a chiudere in porta imparabilmente per il portiere spagnolo. Qualcosa in più, di sicuro, l'estremo difensore poteva fare al 43', quando in seguito ad un calcio d'angolo, la palla si è impennata ed è ricaduta a picco nell'area piccola, con tre spettatori colpevoli (appunto Lopez, Ibanez e Spinazzola) e uno più furbo degli altri, Walukiewicz, abile a deviare di testa praticamente sulla linea il 2-0.

Non che la Roma nel primo tempo sia rimasta a guardare: dopo 34 secondi Dzeko aveva già tirato in porta, al 6' il suo sinistro è stato respinto, all'8' ci ha provato Karsdorp, al 9' ancora Miky, al 15' Pellegrini, al 24' sempre Dzeko, al 31' di nuovo Lorenzo, e al 40' ancora l'armeno ha sollecitato Cragno in vena di prodezze. Nella ripresa via Cristante e dentro Ünder, con Mkhitaryan largo a sinistra e Pellegrini dietro Dzeko: 4231 di vecchio stampo e Roma ritrovata. In sei minuti, quattro occasioni da goal hanno fatto capire a Di Francesco che la festa era finita e qualcosa stava cambiando: ci ha provato prima Miky, con Cragno ancora protagonista, poi Cengiz ha accorciato le distanze con un sinistro fortissimo su uno sviluppo da sinistra rifinito da Spinazzola e deviato da Klavan proprio sul mancino del turco sempre più brillante, al 15' Diawara avrebbe pareggiato se non avesse lisciato la conclusione, ma sullo sviluppo stesso dell'azione è arrivato il gol, ancora con Mkhitaryan a concludere a porta vuota un'azione sviluppata in velocità tra Karsdorp e Ünder, bravo a trovare ancora Dzeko, a sua volta prontissimo a deviare di tacco, con Cragno chiamato all'ennesimo miracolo: ma sul tap-in l'armeno è stato implacabile.

Prima dei cambi che hanno trasformato le squadre c'è stata un'altra occasione per Nandez che è andato via troppo facilmente a Ibanez: e questa comincia a diventare una costante pericolosa nelle partite della Roma. Il fatto è che il difensore brasiliano è sempre talmente convinto delle sue qualità da cercare sempre l'intervento risolutivo invece a volte di temporeggiare e consentire magari ai suoi compagni di reparto di riposizionarsi. Eppure anche lui è andato meglio a 4 che a 3, quando è uscito Cristante ed è rimasto solo con Mancini, con Karsdorp e Spinazzola ad abbassare un po' il loro baricentro, con Diawara e Veretout in mezzo e tre mezzepunte dietro a Dzeko. Nella ripresa hanno garantito sostanza anche Santon, entrato per Karsdorp, Calafiori per Spinazzola, Villar per Pellegrini e Perotti per Dzeko: ma Diego ha giocato appena 12 minuti, frenato dal primo infortunio muscolare della stagione. Così è stato sostituito da Antonucci nello stesso minuto in cui ha emozionato tutti i presenti Brunetto Conti, al debutto con i grandi: un cognome indelebilmente legato alla Roma e visceralmente anche al Cagliari, essendo figlio di Daniele e, evidentemente, nipote di un signore che con lo stesso nome e lo stesso cognome ha scritto alcune pagine indelebili della storia del calcio.

Tutti gli altri cambi hanno avvicinato il triplice fischio finale a sancire un pareggio che accontenta tutti. Di Francesco ha tra le mani una squadra che potrà togliersi parecchie soddisfazioni e dà la sensazione di aver cominciato a lavorare nella giusta direzione, magari per ripetere in Sardegna i miracoli compiuti sulla panchina del Sassuolo, mentre Fonseca resta in attesa di avere certezze sul mercato da Fienga. E con un dubbio in più sul sistema di gioco.