Inizialmente prevista per questa mattina la seconda operazione del 2020 a Villa Stuart, stavolta all'altro ginocchio, è stata messa però in stand-by. Nicolò Zaniolo è molto provato e assieme al procuratore, alla famiglia, e con l'avallo della Roma, nella giornata di ieri ha maturato la decisione di prendersi qualche giorno di tempo per valutare come e dove operarsi: con tutta probabilità a Pittsburgh, negli States (dal dottor Volker Musahl che operò Calafiori): il ginocchio è ancora infiammato e secondo alcune metodologie utilizzate all'estero è meglio intervenire in una fase più tranquilla.

L'annuncio dell'esito degli esami strumentali l'ha dato lui stesso ieri mattina attraverso il suo profilo Instagram: «Per le tantissime persone che mi stanno chiedendo come sto, stamattina ho svolto le visite di rito che hanno evidenziato la rottura del legamento crociato del ginocchio sinistro! Ringrazio tutti quanti sia tifosi della Roma che no per il supporto... tornerò presto!». Era atteso, purtroppo, il messaggio, che fosse della Roma o del giocatore, come una sentenza già scritta. Perché già dalla serata di lunedì, ad Amsterdam durante la gara di Nations League contro l'Olanda, il primo ad accorgersi della gravità del suo infortunio era stato proprio il biondo trequartista nato a Massa. Ha sentito subito dolore, lo ha "riconosciuto", avendo subito lo stesso infortunio ma all'altro ginocchio a gennaio. Crociato. Eppure è uscito sulle sue gambe, ma dolorante e preoccupato.

Tutto lo staff della Nazionale si è subito stretto attorno a lui, una prima valutazione sul posto è stata fatta e condivisa immediatamente con i medici della Roma, pur rinviando la diagnosi a dopo gli esami. «Una distorsione importante del ginocchio sinistro», aveva detto a caldo il dottor Ferretti. Preoccupazione, dunque, anche perché Nicolò veniva fuori «da quel lungo percorso riabilitativo dell'altro crociato». Poi, il ct Mancini aveva voluto gettare un po' di acqua sul fuoco descrivendo in conferenza stampa il ragazzo come «più sereno, perché avverte meno dolore». Normale anche questo, in infortuni simili. Un messaggio, forse, per "accompagnare" Zaniolo all'esame dell'indomani. Nel viaggio notturno (l'Italia è atterrata alle tre e mezza) il giocatore è stato piuttosto tranquillo in aereo con i suoi compagni. Che, tutti, a fine gara si auguravano non fosse ciò che tutti temevano. E mentre nel nostro Paese si rincorrevano i tweet e i post che precedevano la diagnosi, in Nazionale si respirava aria di cautela, se non altro perché finché non c'è certezza c'è speranza, ma soprattutto per evitare speculazioni e attendere l'ufficialità.

Il quadro era piuttosto chiaro già la sera della partita anche a casa Zaniolo. La famiglia è rimasta in apprensione per almeno mezz'ora in attesa dei primi messaggi: «"Pa', è crociato", mi ha scritto. Avendo già subito quel tipo di infortunio ha capito subito - racconta il padre - e l'unica differenza questa volta è stata che non è uscito in barella». Igor Zaniolo è nella Capitale con il figlio, pronto per iniziare un nuovo lungo e duro percorso, che fortunatamente sarà carico d'affetto, quello arrivato davvero da tutto il mondo (anche in senso stretto, vista l'eco internazionale che ha avuto l'incidente di Nicolò) del calcio: «È arrivata tutta questa solidarietà, è molto importante soprattutto per lui. Si appresta a svolgere un lungo cammino e gli servirà per iniziare». «Tornerai meglio di prima... Sei la nostra forza», il messaggio affidato a una story su Instagram invece di mamma Francesca.
Zaniolo era tornato praticamente il giocatore di prima.

Lo aveva dimostrato, senza paura. Era rientrato in campo il 5 luglio, giocando 25 minuti in Napoli-Roma e poi aveva collezionato 7 presenze in campionato (2 gol contro Brescia e Spal), una in Europa League (56' contro il Siviglia) e 2 in Nazionale (18' contro la Bosnia e gli sciagurati 42' di ieri sera contro l'Olanda). Ora si ricomincia, con una certezza: che Nicolò lavorerà per tornare presto a fare i famosi buchi sul campo.