L'infortunio di Nicolò Zaniolo ha fatto riaffiorare il dibattito sull'utilità di alcune competizioni per nazionali come la Uefa Nations League, nata nel 2018 per dare maggior lustro alle amichevoli rendendo di fatto ufficiali tutte le sfide; e sulle troppe partite sulle gambe dei calciatori, specialmente in stagioni straordinarie come quelle in cui tempi e modalità sono stati scanditi dalle curve di contagio del Covid.

Nel calcio business ormai siamo abituati a sentir parlare sempre più di aziende che di squadre e in quest'ottica i club, che pagano interamente gli ingaggi dei calciatori, sono sempre più esposti al rischio di infortuni in partite dal valore relativo e disputate, proprio come Olanda-Italia, con una condizione fisica primordiale e precaria. Più volte i presidenti dei maggiori club europei - ultimo De Laurentiis che ha minacciato la Uefa di chiedere i danni se i calciatori fossero tornati positivi dalle nazionali - hanno chiesto a gran voce rispetto e protezione, per la salute degli atleti e la salvaguardia degli investimenti. In poche parole il principio del "chi rompe paga".

Proprio per questo nel 2012, in occasione degli Europei disputati in Polonia e Ucraina, è stato creato dalla Fifa a tutela delle società il Club Protection Program: una polizza assicurativa che garantisce un risarcimento economico calcolato, tenendo conto dello stipendio lordo giornaliero del calciatore infortunato moltiplicato per il periodo d'inattività. Fin qui tutto chiaro, ma ci sono paletti molto stretti che lasciano spesso le società col cerino in mano. La somma, ad esempio, non può andare oltre un tetto massimo di 7,5 milioni di euro annui per singolo calciatore e perché scatti il risarcimento, l'infortunio deve superare i 28 giorni di stop.

Nella polizza non rientrano i casi d'invalidità permanente né malattia, o qualsiasi altro costo per le spese mediche, ma sono contemplati solo gli infortuni più i tempi di recupero. Questo significa che qualora un infortunio molto grave compromettesse in maniera irreparabile la carriera di un calciatore, il club di riferimento non avrebbe alcun diritto al risarcimento. Altra beffa: la Fifa mette a disposizione della copertura assicurativa un massimo di 80 milioni di euro l'anno, una volta esaurito questo serbatoio non risarcisce più i club.

Per l'indennizzo che spetterebbe alla Roma per l'infortunio di Zaniolo il calcolo è abbastanza semplice: bisogna dividere lo stipendio lordo annuo del giocatore, in questo caso 4,4 milioni, per 365 giorni, e moltiplicare il risultato della divisione per i giorni di indisponibilità che ipotizziamo essere circa 180 giorni. Il risultato finale sarebbe un indennizzo al club di 2,16 milioni. Una sciocchezza rispetto al danno tecnico e patrimoniale che l'assenza del numero 22 porterà in casa Roma.