La Roma non vuole cedere Dzeko. Dzeko non vuole andar via dalla Roma. «Lo vedi che la cosa è reciproca?», direbbe il Carlo Verdone di Bianco Rosso e Verdone. Eppure c'è sempre un rumore attorno al nome del bosniaco, diventato a gennaio, dopo l'addio di Florenzi, il capitano designato della Roma nonché, nel corso di questa stagione, lo straniero più prolifico della storia della Roma, piazzandosi al quarto posto in attesa di ascesa sul podio, a sole cinque lunghezze da un mito come Amadei.


C'è sempre un rumore perché Dzeko è un top player che anche se va per i 35 anni continua ad attirare attenzioni e ha estimatori (soprattutto in Serie A). Come tale, la Roma l'estate scorsa proprio in agosto gli ha riconosciuto un contratto importante, l'ultimo - teoricamente - della sua lunga carriera. Sano, prolifico, continuo e affidabile non solo in zona da 9, dove cioè è richiesto far gol e a discapito di chi dice che non segna molto senza calci di rigore è arrivato a quota 16 in Serie A quest'anno, ma anche in zona da 10, cioè da rifinitore dal fisico imponente da riuscire a far girare tutta la squadra proprio come fa un regista avanzato. Un bene prezioso, cruciale (così è ritenuto a Trigoria), per qualunque squadra e qualunque allenatore. Fonseca, che contribuì a fargli dire no a Antonio Conte la scorsa estate, compreso. Sì, perché tra i due il rapporto è buono, nonostante gli scambi di vedute delle ultime settimane, culminato con le parole severe alle tv del bosniaco dopo l'eliminazione dall'Europa League del 6 agosto scorso. Parole forti, ma da capitano. Di giocatore orgoglioso, forse anche umorale, ma autorevole con squadra e tecnico.


Eppure attorno al nome di Edin, specialmente dopo l'esplosione della pandemia e con la svalutazione globale del calcio, si è parlato quasi solo del suo ingaggio pesante maturato e guadagnato prima della diffusione del Covid-19 (con i prezzi di mercato precedenti, per dirla in termini semplici). Un dato che però la Roma, pur riconoscendo l'entità non più in linea con il momento storico, evidentemente convinta della scelta di appena una stagione fa, almeno ufficialmente e formalmente, non ha mai messo in discussione chiedendo direttamente al giocatore di ridursi lo stipendio o di spalmare allungando di un anno il contratto. Con il cambio di proprietà e l'arrivo dei Friedkin, tra l'altro, Dzeko è stato "uomo copertina" dell'annuncio del Gruppo dell'acquisto della Roma insieme a Zaniolo. Edin ha sempre più un valore iconico in questa Roma dalle buone speranze (Nicolò e Lorenzo Pellegrini): sta per iniziare la sesta stagione nel club dove ha militato più a lungo in carriera e la numero 9 resta la maglia più venduta insieme alla 22 di cui sopra. Friedkin deve averlo capito bene (oltre al dato numerico - è l'unico che fa la differenza in zona gol - il managemente deve averlo avvisato), per questo per presentarsi con la cessione del giocatore più rappresentativo sarebbe alquanto scomoda come prima mossa, specie in un club che ha bisogno di "icone".


Le pretendenti e gli incastri

L'interesse di Juve (si dice che Pirlo straveda per lui) e Inter (storicamente valido ma molto meno caldo, al momento) dunque benché possa esser concreto e gradito al giocatore, che potrebbe esser tentato di andare a vincere un trofeo prima di appendere gli scarpini al chiodo, può diventare una trattativa solo se tutta una serie di tasselli si andassero a posizionare in un certo modo. Difficile. Vediamo perché: la Juve ha una situazione di costi tutt'altro che rosea e garantire 7,5 milioni netti all'anno a Dzeko sarebbe davvero ai limiti. Dzeko stesso alla Juve potrebbe alzare un trofeo, ma da protagonista? O da comprimario di Dybala e Cristiano Ronaldo? Senza considerare l'ultima ma non ultima considerazione che il ragazzo e la sua famiglia (con cui stra trascorrendo gli ultimi giorni di vacanza insieme a Capri, non lontano da casa per l'imminente arrivo della terzogenita) hanno un feeling speciale con Roma, che un anno fa chiamavano «casa».


Poi c'è la squadra giallorossa, che si ritroverebbe a dover compiere uno sforzo economico oggi fuori misura per trovare un'alternativa a un giocatore così: 40? 50? 60 milioni? Fuori taglia anche per la gestione Friedkin del primo anno. Si potrebbe dunque convincere Milik - ventiseienne che in prospettiva può crescere ancora ma che ad oggi non è superiore al trentaquattrenne Dzeko, soprattutto per carisma e ambientamento - ad accettare la Roma (inevitabilmente una seconda scelta rispetto ai bianconeri) nell'ambito di uno scambio col Napoli, comunque non sulla base del costo di Ünder e 15 milioni di conguaglio (valutato eccessivo dalla Roma). Il mercato può riservare ribaltoni, certo, ma per far davvero ridere tutti con una cessione di Dzeko ad oggi le condizioni non ci sono.