Cuore o ragione, coscienza o portafoglio: dilemmi amletici diffusi quando si parla di tifosi e di biglietti. Nel corso degli anni il prezzo dei tagliandi in Italia è aumentato vertiginosamente stagione dopo stagione, portando all'attenzione un problema non indifferente per tutelare non solo la figura del sostenitore ma, in un calcio sempre più al business, del cliente.

E voi quanto sareste disposti a spendere per vedere la Roma?

Tutto, risponderanno in molti. Un motivo di vanto e una dimostrazione di quanto la passione non conosca limiti economici. Anche a costo di mangiare pane e cipolle, che poi dicono che faccia pure bene.

Per la Roma si fanno sacrifici, non ci si preoccupa neanche troppo dell'esborso. Lo zoccolo duro tale è rimasto nel corso dell'ultimo decennio contraddistinto da questo climax, che ha però allontanato migliaia di tifosi dai nostri impianti. Tuttavia il discorso relativo al caro-biglietti non può e non deve essere affrontato limitandolo alla realtà nostrana, ma va esteso alla dimensione europea dove, ad oggi, si verificano sempre più episodi sconcertanti.

Lo sanno bene i tifosi del Bayern Monaco che, nell'ottobre di due anni or sono, boicottarono i primi cinque minuti della sfida dell'Emirates contro l'Arsenal. Il motivo? Le 64 sterline richieste dal club londinese per permettere alla tifoseria tedesca di occupare il settore. E a distanza di neanche due anni i bavaresi si sono trovati di fronte all'ennesima scelta tra coscienza e sentimento: ancora Arsenal, ancora Emirates, ancora prezzi fuori dalla portata di molti in nome di un calcio che sta perdendo la sua dimensione popolare per divenire spettacolo elitario.

«Football without fans is not worth a penny», il calcio senza i tifosi non vale un centesimo. Questo il messaggio lanciato dai sostenitori del Bayern nella seconda esperienza londinese, accompagnata da un altro lancio, ma di rotoloni di carta. In alcuni paesi diverse tifoserie si sono unite per ottenere dei prezzi migliori. Così in Inghilterra alcuni anni fa è nata la campagna "Twenty 's Plentyfor Away Sector", iniziativa della Football Supporters' Federation atta a fissareun tettomassimodi 20sterline per i biglietti di tutti i settori ospiti della Premier League; analogamente in Germania otto tifoseriesi sonounitenel "Kein Zwanni" per protestare contro l'a u m e n to dei prezzi dei tagliandi per le trasferte con l'obiettivo (da qui il nome dell'iniziativa) di mantenerli sotto i venti euro. Alcuni risultati si sono visti nel corso degli anni, altre società invece hanno fatto orecchie da mercante. Tra queste il plurimiliardario Paris Saint-Germain: vittime ancora una volta i tifosi del Bayern Monaco che nella serata di mercoledì hanno espresso la loro opinione, con uno striscione esposto al Parco dei Principi: «75€ per un biglietto? Non siamo mica Neymar!», lo slogan lanciato dai tifosi bavaresi.

E in tutto ciò la Roma cosa c'entra, si chiederanno molti. Nelle prossime settimane i tifosi giallorossi si metteranno in fila per assicurarsi un tagliando per accedere al Wanda Metropolitano, nuovo e futuristico impianto e dimora dell'Atletico Madrid. E se fossero rispettati i prezzi utilizzati per i tifosi del Chelsea, i romanisti dovranno sborsare ben 60€ per un posto nel settore ospiti. Saranno tantissimi, perché come scrisse Silvio Silvestri noi siamo quelli che ci vendiamo tutto ma ci dobbiamo andare. Ma togliendo la mano dal cuore e mettendola in compagnia di quella sulla coscienza forse ci si renderà conto che, con i tempi che corrono, certi prezzi sembrano assumere sempre più le sembianze di un cappio. E oggi inizia la vendita dei tagliandi per Stamford Bridge alla modica cifra di 40€.