Il profilo del prossimo direttore sportivo è delineato, il nome ancora no. Mentre gli uffici di viale Tolstoj si svuotano, mentre la squadra ormai è in vacanza, mentre i dirigenti aspettano di conoscere il proprio destino e sbrigano solo l'ordinaria amministrazione (che poi nei giorni preferragostani non è neanche particolarmente impegnativa, o comunque non per tutti i ruoli) chiuso in un ufficio di Londra il candidato presidente della Roma Ryan Friedkin, figlio del futuro nuovo proprietario Dan, sta incontrando gli uomini che lo accompagneranno nella nuova avventura. Il direttore sportivo sarà uno dei ruoli chiave e mentre a Roma ci si sbizzarrisce a candidare tutti i nomi possibili conosciuti a seconda di convenienze, amicizie e (rare) indiscrezioni, Ryan sta vedendo dei profili assai diversi che rispondono ad un identikit preciso: il candidato deve essere giovane, brillante, abituato a lavorare con i data-base più avanzati, parlare più lingue, dunque avere un profilo internazionale e, possibilmente, lontano dalle connessioni romane.

Così dopo aver incontrato Victor Orta, l'ex assistente di Monchi che è cresciuto negli ultimi anni in maniera esponenziale e ha appena raggiunto un importante risultato portando il Leeds in Premier League dopo averlo affidato alla guida tecnica del loco Marcelo Bielsa, secondo un'indiscrezione rivelata ieri da Sky ha incontrato anche Ramon Planes, poco conosciuto segretario tecnico del Barcellona, curiosa definizione che da quelle parti si usa per inquadrare il ruolo per l'appunto del direttore sportivo. Planes lavora, come spesso succede per le squadre della Liga, lontano dai microfoni e dalle telecamere. È stato tanti anni all'Espanyol, poi ha seguito Pochettino al Tottenham, poi è passato da Elche, Rayo Vallecano e Getafe ed è approdato al Barcellona nel 2018. Il profilo ricalca esattamente l'identikit tracciato da Ryan anche se non è proprio un dirigente di primo pelo, avendo 52 anni e avendo maturato già diverse esperienze. La circostanza curiosa è che a questi incontri sta prendendo parte anche un non meglio identificato dirigente apicale del gruppo Toyota, una delle massime cariche europee. Il che significa che forse il contributo che la grande casa automobilistica giapponese nell'avventura romana di quello che in teoria è "solo" un distributore, sia pure uno dei più grandi su scala mondiale, potrebbe essere più significativo di quello che è lecito immaginarsi. I marchi Friedkin e Toyota ormai viaggiano di pari passo. Magari anche su Roma.