Quei regali che non ti aspetti possono nascere senza squilli di tromba e grandi fronzoli. Ma rivelarsi col tempo molto più utili e redditizi di quanto si pensasse a prima vista. Roger Ibanez, Carles Perez e Gonzalo Villar rappresentano per la Roma la migliore eredità di un inverno che per il resto ha lasciato più rimpianti che eventi da tramandare ai posteri.

Tre nomi esotici, uno per reparto, arrivati in sordina, semisconosciuti al grande pubblico e con scarsa esperienza nel calcio che conta. Tre integrazioni alla rosa di seconda scelta - si sentenziò in quei giorni ancora prima della prova del campo - in una squadra che iniziava a balbettare e che probabilmente proprio a gennaio ha dissipato il patrimonio accumulato in un autunno caldo, ai limiti dell'esaltante, abdicando a quella posizione Champions che fino alle festività natalizie sembrava ampiamente alla portata.

Arrivati a Trigoria in un clima simile, i tre ragazzi (tutti Under 21 al momento dello sbarco capitolino, anche se i due spagnoli nel frattempo hanno compiuto 22 anni) non hanno fatto una piega di fronte allo scetticismo diffuso, si sono rimboccati le maniche, hanno cominciato a imparare campionato e lingua (anche se Ibanez era già in Italia), ritagliandosi i primi scampoli di partita.

Perez prima degli altri, probabilmente per la precedente esperienza nel Barcellona, che lo ha fatto trovare più "formato". L'attaccante si è rivelato l'uomo degli esordi già in blaugrana, segnando al debutto da titolare in Liga, in Champions (all'Inter di Conte a San Siro), e si è ripetuto anche con la Roma in Europa League (in campionato ha dovuto attendere il post-lockdown): una rete al Gent decisiva ai fini della vittoria casalinga e del passaggio agli ottavi della competizione.

Poi è toccato a Villar cominciare a dare sfoggio delle proprie qualità, quasi sempre nei finali di gara, fino a quella di Cagliari, dove da titolare ha sfoderato una prestazione maiuscola. Ma quella è stata l'ultima disputata prima della pandemia e il lungo stop sicuramente non ha favorito l'inserimento.

Chi è arrivato in prima squadra soltanto alla ripresa è stato Ibanez, che ha sfruttato il cambio di modulo prima per entrare nelle rotazioni e poi per diventare titolare in pianta stabile, anche per il concomitante infortunio di Smalling, che ha sostituito anche col Siviglia. Grande tecnica, sorprendente autorevolezza, ma qualche azzardo di troppo per il brasiliano, punito proprio nella sfida più importante dagli attaccanti andalusi. Al di là dei fisiologici (per età ed esperienza) giri a vuoto, l'impatto degli acquisti di gennaio è stato positivo. E la Roma può ricominciare stagione e nuova era societaria anche da loro tre.