La Roma esce nel modo peggiore agli ottavi di Europa League, non per la sconfitta che per la quinta del campionato italiano contro la quarta del campionato spagnolo non è neanche tanto sorprendente (dopo che la seconda della Serie A, l'Inter, ha faticato a qualificarsi con l'ottava della Liga, il Getafe).

Quel che ha sconcertato ogni osservatore, tifoso o neutrale, è stato il dominio incontrastato degli spagnoli sotto ogni profilo: tecnico, tattico, agonistico, mentale, atletico. Il Siviglia ha cominciato a spingere e a pressare al primo minuto e ha chiuso la sfida all'attacco, dopo aver segnato due gol nel primo tempo, aver preso due traverse, tirato in porta otto volte (contro zero!) senza che mai la Roma sia riuscita ad abbozzare una minima reazione organizzata, incapace di trovare soluzioni tattiche o spunti tecnici per cambiare l'inerzia della partita.

È stata una lunga agonia, con Monchi a ridere sotto i baffi e sotto la mascherina, felice per la squadra costruita con le sue intuizioni e affidata ad un allenatore che ha mostrato una volta di più le sue qualità. Brutta serata invece per Fonseca e per tutti i giocatori, con dichiarazioni pesanti a fine partita ad evocare colpe anche del tecnico (che signorilmente, se l'è assunte tutte). Il tecnico ha sbagliato, e vedremo dove, ma anche i giocatori hanno completamente steccato la serata. L'unica nota positiva viene dal fatto che ora tutti andranno in vacanza mentre Friedkin dovrà cominciare a lavorare con i dirigenti, almeno quelli di oggi. Ma ci sarà il tempo per organizzare tutto al meglio.

Il vantaggio del Siviglia è maturato già nel primo tempo, con una Roma impaurita e frastornata al cospetto di avversari invece perfettamente bilanciati sul campo, come se fossero stati loro tirati a lucido fino all'ultima giornata di campionato di pochi giorni prima e la Roma invece ferma da diciotto giorni, con una settimana di vacanza ad allentare la tensione e un caso di Coronavirus da gestire che poteva aver ulteriormente ridotto i ritmi di allenamento. E invece è stato il contrario.

E Lopetegui ha dimostrato di aver studiato assai meglio di Fonseca il quadro tattico, scegliendo scientificamente i giocatori più mobili e tatticamente preparati tra i suoi allievi: ad esempio il velocissimo marocchino En-Nesyri al posto del più statico De Jong al centro dell'attacco, a destra Suso invece di Munir, con i suoi movimenti rapidi dall'esterno a lasciar spazi sulle fasce per l'immarcescibile Jesus Navas, con Banega libero in ogni zona del campo di palleggiare alla bisogna, col suo ritmo, che in Italia avevamo bocciato, con Ocampos (un altro rispedito indietro con il bollino del somaro) scatenato a sinistra e a cercare frequenti relazioni pericolose con Reguilon. E dietro Koundé e Diego Carlos, pescati da Monchi in Ligue 1 per 35 milioni, hanno chiuso ogni spiffero.

In netta difficoltà la Roma e forse intimidita negli uomini per la mancanza di spazi utili in fase di possesso (col pressing estremo e sempre ben portato dagli uomini di Lopetegui) e la difficoltà a chiudere varchi in non possesso, con Cristante e Diawara lasciati spesso da soli in mezzo al campo e costretti ad uscire sugli esterni per aiutare Peres e Spinazzola negli uno contro due, Mkhitaryan e Zaniolo stranamente evanescenti e Dzeko presto innervosito per la sensazione dell'occasione che stava sfuggendo sotto i piedi.

In cronaca già dopo sette minuti si è reso pericoloso Ocampos (con il Siviglia già al terzo corner), bravo a rientrare sul destro confondendo con una finta Kolarov e a battere forte, costringendo Pau al volo sotto la traversa per deviare. All'8' per un momento la Roma è uscita dalla pressione, trovando Dzeko in controllo solitario a centrocampo e pronto a lanciare Zaniolo nell'uno contro uno, con la palla non controllata dal talento di Massa.

Al 12' un altro pessimo segnale, con il solito corner tirato ancora verso la zona del secondo palo e Ibanez in netto ritardo rispetto a Koundé, che ha staccato quasi solo e ha colpito di testa cogliendo la parte alta della traversa. Al 22', improvviso, il gol, con un cambio gioco da destra a sinistra di Banega, con Peres sorpreso dal controllo con immediata partenza su un binario interno di Reguilon, nell'abbrivio e nello scatto bruciante bravo a saltare anche Ibanez, e a battere Pau Lopez nell'occasione decisamente disattento, con la palla che gli è scivolata tra il braccio e l'anca.

Neanche il vantaggio ha cambiato qualcosa nell'immediato ed è stato anzi il Siviglia a rendersi ancora pericoloso al 30', con Fernando a tagliare la difesa per Navas addirittura in incursione centrale, con controllo a seguire sull'uscita di Pau Lopez, ma palla schizzata, per fortuna di Fonseca, fuori. Il rischio del raddoppio ha scosso la Roma, che ha tirato fuori un po' d'orgoglio e ha guadagnato metri di campo, fino a confezionare l'occasione che, chissà, avrebbe potuto cambiare il senso della partita: sul controllo di Dzeko in area, contrastato da Diego Carlos, la palla è finita tra i piedi di Zaniolo che ha sparato dritto, trovando però sulla traiettoria entrambi i difensori centrali.

E prima della fine del tempo è arrivata la mazzata del raddoppio, con una ripartenza nata da un rude contrasto ancora di Carlos su Dzeko (su cui Kuipers ha sorvolato), con lancio esterno verso Ocampos su cui Ibanez ha tentato l'intervento disperato in scivolata, spinto da quell'inesperienza che ha fatto tutto ad un tratto rimpiangere Smalling: saltato il romanista, Ocampos è arrivato sul fondo e ha servito all'indietro En-Nesyri nonostante il tentativo di intercettamento di Lopez, facile il successivo tap in a porta vuota.

Nella ripresa chi si aspettava qualche intervento di Fonseca è rimasto deluso. Di certo Cristante è apparso davvero fuori centro, in difficoltà col passo superiore degli avversari e nell'inferiorità numerica a metà campo, mentre Diawara almeno ha messo le sue qualità di palleggio a disposizione della squadra. E certo l'assenza di Veretout si è fatta sentire, unico vero mediano di una squadra troppo di geometri.

In più sarebbe stato forse più utile nel primo tempo Perez e magari Zaniolo nel secondo e invece il gioiellino è stato in campo col freno a mano tirato, quasi schiacciato dal peso della rinnovata responsabilità di un'improvvisa titolarità, sette mesi dopo l'ultima volta, e lo spagnolo si è mosso bene quando è entrato, tardivamente. In più quando Fonseca ha inserito Pellegrini ha tolto Diawara, fin lì uno dei più positivi.

In quell'inizio di ripresa c'erano stati due lampi a far credere che qualcosa sarebbe potuta cambiare, ma prima Mkhitaryan di sinistro e poi Cristante, ancora su iniziativa dell'armeno, non hanno inquadrato la porta. Poi ci ha provato Pellegrini con una bella scucchiaiata, appena troppo lunga per la percussione di Perez. L'ultimo sussulto al 25', con una bella girata di Dzeko finita di poco oltre l'incrocio dei pali.

Lo spavento del terzo gol di Koundé su traversone di Munir, annullato per fuorigioco con il conforto del Var, ha di fatto spento la Roma. Se n'è accorto Fonseca che ha provato a cambiare l'inerzia inserendo Villar per Kolarov, per risistemare la Roma col 4231 di qualche settimana fa, ma finendo col peggiorare le cose.

Banega ha preso un'altra traversa su punizione e al 96' ancora l'imprendibile Koundè, dopo essersi fatto beffe di Dzeko con un perfetto sombrero, ha sfiorato il 3-0. Ma c'è stato ancora tempo per l'espulsione di Mancini, scovato dal Var a dare una gomitata inutile a De Jong, altro simbolo di tutto quello che non si deve fare in una partita tanto importante. Meglio voltare pagina subito. Dan, pensaci tu.