Come si fa a dire no? No, semplicemente, due lettere, una sillaba. Non c'è bisogno di giri di parole: no, punto e basta. Lo diciamo senza nessuna intenzione polemica, soprattutto dopo aver vinto sul campo della Juventus campione d'Italia solo da nove anni consecutivi. E sarà pure stata una «nemichevole», ma a noi che eravamo poco più che ragazzi negli anni ottanta, la cosa fa sempre un enorme piacere.

Questo "no" lo diciamo per l'amore che nutriamo nei confronti della Roma e dei suoi tifosi. È una forma di difesa che è figlia legittima del recente passato. Quando qualche volta di troppo abbiamo dovuto metabolizzare cessioni che in qualche modo ci hanno lasciato orfani. Come è successo, per esempio, quando Alisson, il più forte portiere del mondo, ha preso la via di Liverpool per una cifra, bonus compresi, di una settantina di milioni: come si fa a dire no? O come, anche, quando Salah, dodici mesi prima del brasiliano, tracciò la strada verso Anfield, cinquanta milioni tutto compreso: come si fa a dire no? O, pure, quando fece le valigie anche la follia di Radja Nainggolan, direzione Milano sponda Inter, trentotto milioni tutto compreso più una percentuale del dieci per cento nel caso di una futura cessione del belga: come si fa a dire no? Ecco, ribadiamo, si dice no. Soprattutto riferito a quel tutto compreso a proposito dell'affare con l'Inter.

Perché nel tutto compreso c'era un ragazzo appena maggiorenne, classe 1999, valutato quattro milioni e mezzo in quello scambio (più un quindici per cento di una sua futura rivendita), la faccia strafottente e una voglia di farsi rimpiangere che se lo portava via. Per chi non lo avesse capito, Nicolò Zaniolo. Gli sono state sufficienti le sue prime due stagioni nel massimo campionato, per far capire al mondo che nei suoi piedi vivono gli effetti speciali del campione. Il tutto, nonostante la rottura del crociato nel gennaio scorso proprio nella sfida dell'Olimpico contro la Juventus. Un fenomeno. Ieri sera pure Capello lo ha battezzato: «Potenzialmente è da Pallone d'Oro».

Avevamo rivisto le sue qualità nella trasferta di Ferrara contro la Spal, settanta metri con il pallone tra i piedi, poi un sinistro a rientrare sotto l'incrocio, roba da alzarsi in piedi, applaudire e togliersi il cappello. Sì, va bene, si diceva, è bravo ma contro la Spal non può essere una risposta, ci convincerà quando lo farà contro la Juventus. Serviti. L'ha rifatto. Da campione. Ha controllato, spalle alla porta della Juventus, un pallone a una sessantina di metri dal portiere dei campioni, tre avversari intorno che se lo sono visto svanire come fosse il mago Houdini. Ha controllato il pallone, si è girato ed è partito accompagnato dagli dei del calcio. Dritto verso la porta avversaria. Con una corsa verticale in cui c'era tutto: qualità, tecnica, calcio, fisicità, con quei passi che si è sentito il rumore pure in televisione. Dando un senso di potenza che lo devono avvertire anche gli avversari che provano a fermarlo. In pratica un altro cerchio che si è chiuso. Stavolta con un assist sui piedi di Perotti per il tre a uno che ha chiuso gioco, partita e incontro. Sul campo della Juventus. Che goduria.

Con tutta la prestigiosa dirigenza bianconera schierata in tribuna, dal presidente Agnelli al direttore sportivo Fabio Paratici che da oltre un anno, con tanto di pizzino ritrovato, sta provando a trovare la formula giusta per portare il ragazzo nel regno sabaudo. Cercando di mettere insieme un'offerta di quelle a cui si potrebbe rispondere in una sola maniera, cioè come si fa a dire no?

No, lo ribadiremo fino all'infinito, pur nella consapevolezza delle difficoltà economiche con cui la Roma si sta confrontando. Ma è proprio in virtù di questi numeri preoccupanti, che si dovrà dire no, anche di fronte alla proposta più indecente che si possa immaginare, figuratevi all'ultima della Juventus con Bernardeschi e Romero come contropartita, la più recente di tante notizie che già sono uscite e chissà quante altre ne usciranno.

Cedere oggi Zaniolo, al di là di qualsiasi altra considerazione, sarebbe un errore grossolano soprattutto dal punto di vista economico. Venderlo ora nel primo mercato del post pandemia con tutti i numeri del calcio che sono ridimensionati del trenta per cento e in una stagione in cui il fenomeno è stato fermo per sei mesi a causa della rottura del crociato, non avrebbe davvero nessun senso.

Poi, sia chiaro, noi ci auguriamo che la Roma e i suoi tifosi se lo possano godere ancora per tanti anni, perché qui stiamo di fronte a un ragazzo che sembra destinato a lasciare una traccia importante nel calcio nazionale e internazionale. È lui, in questo momento, che rappresenta l'orizzonte di una tifoseria che da troppi anni sogna di tornare ad abbracciarsi al circo Massimo. È lui il ragazzo con cui scendono in campo i ragazzi della nostra città, quello in cui si identificano, quello che legittima il sogno. Lasciateci e lasciateli sognare.