Fare gol alla Fiorentina di Iachini è difficile: i sette clean sheet del 2020 sono una vetta che nessun'altra squadra di Serie A ha raggiunto. Per farlo ci voleva un signore specializzato nella saldatura delle porte che lasciano spifferi. Ne sa qualcosa Montella, uno dei tanti ex romanisti che frequentano Firenze, che proprio dopo la goleada giallorossa dell'andata, poco prima di Natale, perse il posto. Si conclude dunque stasera (calcio d'inizio ore 19,30, telecronaca su Sky) l'intero girone personale di Iachini. Il suo personale bottino indica fin qui 6 vittorie, 8 pareggi, 4 sconfitte, 22 gol fatti, 17 subiti. La sua media punti è di 1,44, proiettata sull'intera stagione avrebbe garantito ad oggi 50 punti, la Fiorentina starebbe sopra il Sassuolo. Ha fatto bene, insomma, ma non tanto da meritarsi la conferma per il prossimo anno. Al suo posto uno dei papabili è Daniele De Rossi, che con Pradè alla direzione sportiva (e Aquilani nello staff) potrebbe essere la punta di diamante di un team tutto giallorosso. Ma oggi la Roma deve pensare a questa Fiorentina, e alle indubbie capacità difensive di una squadra che peraltro senza il suo miglior puledro, lo squalificato Castrovilli, fa un po' meno paura.

La Roma, del resto, da un po' di tempo ha trovato una certa regolarità nella produzione offensiva. Segna due gol da cinque partite consecutive casalinghe, non accadeva da febbraio del 2017, e se stasera aggiungesse la sesta sarebbe una cosa che non si verificava da settembre 2016. La punta di diamante della squadra viola resta dunque Franck Ribery, che ha la stessa età di De Rossi (è più grande di 108 giorni), attaccante di talento sempre verde che peraltro, all'Olimpico, deve sentirsi particolarmente a proprio agio: su questo campo ha già punito la Lazio poche settimane fa ed era presente nel giorno della nettissima affermazione del Bayern di Guardiola contro la povera Roma di Garcia, per un 7-1 che fa ancora male. Un altro 7-1 è meglio non rievocarlo: rappresenta forse il punto più basso dal punto di vista tecnico della Roma americana, fu il durissimo colpo che portò all'esonero di Di Francesco e spezzò il sogno cominciato qualche mese prima con la semifinale di Champions League. E fu portato proprio dalla Fiorentina, in Coppa Italia, all'epoca di Pioli.

La Roma ha la possibilità di blindare il quinto posto vincendo stasera e poi raccogliendo almeno tre punti nelle due partite finali, entrambe in trasferta, entrambe a Torino. Quella di stasera sarà l'ultima partita in casa, 31 i punti raccolti finora (l'anno scorso furono 30 in totale). Quanto allo score assoluto, la quota di 66 punti dello scorso anno è a portata, oggi siamo a 61. Ma non è consolante: per riscattare la stagione, occorrerà far bene in Europa League. Sarà anche la prima partita con la maglia che ci accompagnerà per tutta la prossima stagione, l'omaggio a quella con cui la Roma conquistò la terza Coppa Italia quarant'anni fa, nel 1980, l'omaggio a Piero Gratton, indimenticato artista e innovatore dal gusto splendidamente romanista, e del suo lupetto, che invece troveremo nelle divise della seconda maglia bianca, l'ultima stagione della Nike. Fonseca ha ripetuto praticamente ad ogni domanda della conferenza stampa della vigilia che nei suoi pensieri c'è solo questa sfida. Fa bene e vuole evitare che nella squadra ci siano quei rilassamenti che con la Spal hanno provocato solo qualche brivido ma che nelle prossime tre partite potrebbero costare cari. La tradizione con la Fiorentina resta largamente positiva: negli ultimi 15 confronti 10 volte ha vinto la Roma. Ma sono tre anni che non accade all'Olimpico. L'1-4 dell'andata, il punto più alto della stagione di Fonseca, fu figlio di un momento particolare. Ma quella Fiorentina non c'è più, ce n'è una più battagliera e assai poco disposta concedere qualcosa agli avversari.