Prima puntata, andata regolarmente in onda: sospensione. Seconda puntata, bloccata prima della messa in onda, forse conseguenza della troppa audience della prima: esonero. Terza puntata che non andrà mai in onda perché la Roma non lo dirà mai ufficialmente: licenziamento. Quarta puntata ancora da registrare, anche se il set è già stato scelto: tribunale civile e/o Collegio arbitrale della Figc. Produzione Roma calcio, protagonista, probabilmente suo malgrado, Gianluca Petrachi, ormai ex ds della Roma. Il cerchio di fatto per ora si è chiuso. Con l'arrivo della lettera intestata Roma, pochi giorni fa, che ha certificato quello che era chiaro ormai da un po' di tempo, ovvero ti licenziamo per giusta causa. Nessuna sorpresa da parte di Petrachi all'arrivo della raccomandata con ricevuta di ritorno, recapitata nella sua residenza in Salento dove l'ex ds sta trascorrendo inaspettate vacanze, cercando una risposta e aspettando che, magari, entro poco tempo, si presenti una nuova società con un'offerta per il futuro.

Di sicuro, comunque, non finisce qui. L'ex numero uno dell'area tecnica giallorossa, impugnerà il licenziamento avendo in mano un contratto valido fino al trenta giugno 2022, contratto che al compenso totale, sommando i due anni, dice quattro milioni e quattrocentomila euro netti, roba da quattro lordi. Come si ricorderà, la vicenda nacque dopo un messaggio di Petrachi al presidente Pallotta, messaggio in cui il dirigente, irritato (eufemismo) per un'intervista del presidente in cui il bostoniano non lo aveva citato, manifestò il suo disappunto con termini inaccettabili da parte di Pallotta. Che, una volta letto il messaggio, chiamò la dirigenza a via Tolstoj e, parafrasando una battuta di Un americano a Roma, disse, «Guido, questo me lo cacci». Detto e fatto. Con tanto di giusta causa, secondo il club giallorosso, che di fatto certificherebbe la cacciata e, soprattutto, annullerebbe il dovuto da contratto a Petrachi. Che, ovviamente, la pensa in maniera opposta. E a nulla è servito il tentativo di mediazione (per ora) dell'amministratore delegato Fienga di arrivare a una transazione con l'ex ds.

Quindi, tribunale. Anzi, tribunali. Perché il dirigente leccese, toccherà ai suoi avvocati consigliarlo, potrà seguire due strade (e non è detto che non le percorra entrambe): 1) tribunale civile del lavoro per chiedere l'annullamento del licenziamento con conseguente reintegro nel posto di lavoro e, annessa, una richiesta di danni; 2) collegio arbitrale della Federcalcio per chiedere che gli sia dato il cash fissato sul contratto. Insomma, è più che prevedibile che di puntate ce ne saranno ancora diverse perché, almeno oggi come oggi, le parti sono molto ferme sulle rispettive posizioni. Sempre che non si arrivi a una transazione che metta d'accordo tutti, anche perché la casistica del calcio dice che quando qualcuno si rivolge a un tribunale per definire una situazione, dopo in ogni caso fa fatica a trovare un nuovo posto di lavoro nello stesso ambiente. La transazione potrebbe diventare più possibile nel caso Petrachi, da qui a qualche mese, trovi una nuova società. A quel punto il dovuto si azzererebbe o quasi, anche se rimarrebbe in piedi il danno d'immagine (sempre che ci sia), da quantificare comunque in un'aula di tribunale.

Nell'attesa, guardando la situazione dal punto di vista della Roma, c'è da dire che al momento non è previsto l'arrivo di un nuovo direttore sportivo. Morgan De Sanctis è stato promosso direttore tecnico pro tempore mentre le funzioni del direttore sportivo vero e proprio della prima squadra sono tornate a Franco Baldini che sarà il grande capo di questo lunghissimo mercato. Del resto, con la possibilità che la Roma cambi proprietà, non pare esserci la necessità di prendere un nuovo ds. Problema che, nel caso, sarà lasciato al nuovo proprietario. Compresa la patata bollente Petrachi.