Un gol. Un'assistenza per Veretout che poi è andato a realizzare il gol che ci ha restituito un pizzico, ma proprio un pizzico, di una Roma tornata finalmente a centrare una vittoria. Ma pure un'ammonizione che fa salire a cinque il totale della stagione, conseguenza a Brescia sabato prossimo non ci sarà perché dovrà scontare un turno di squalifica. Ed è un peccato perché l'importanza di Mkhitaryan in questa Roma che comunque continua a far fatica, in particolare in zona gol se Dzeko si immalinconisce su quello che poteva essere e non è stato, ce l'ha sbattuta in faccia proprio la partita di ieri sera contro il Parma. L'armeno, se e quando sta bene, è un giocatore imprescindibile per la squadra di Fonseca che, peraltro, di questo ne è stato sempre convinto. Al punto, ve lo ricorderete, di chiedere pubblicamente alla società di acquistarlo, considerandolo, giustamente, un giocatore di qualità, necessario in una Roma in cui la qualità non è che abbondi in maniera esagerata. In questo senso il portoghese (e pure noi) è stato accontentato.

L'armeno dalla prossima stagione sarà un giocatore con un cartellino colorato di giallorosso. Costo zero, al termine di un'operazione di mercato che ha visto protagonisti il direttore sportivo non troppo occulto Franco Baldini e il procuratore del giocatore, quel furbacchione di Mino Raiola che chissà, commissioni a parte, commissioni peraltro che ci risultano non esagerate, cosa ha voluto in cambio per questa operazione (c'è chi dice che ha avuto il via libera per il trasferimento del giovane della Primavera Calafiori). In ogni caso, Micki ha firmato un contratto con la Roma fino al giugno del 2021 con un altro anno di opzione legato al numero di presenze (oltre le venti). Se continua a giocare così, fate pure giugno 2022, perché con Fonseca difficilmente rimarrà a guardare per molte partite.

Con quello di ieri sera l'armeno è salito a quota otto gol stagionali, a una media di una rete ogni centoquarantotto minuti. Numeri a cui vanno aggiunti anche tre assist, numeri realizzati tra uno stop e l'altro. Due infortuni muscolari che lo hanno tenuto fermo per complessivi tre mesi, gli stessi poi a cui è stato costretto, come tutti del resto, per la tragedia della pandemia che ha sconvolto l'intero pianeta. Ma al di là dei numeri quello che l'armeno ha fatto sempre trapelare da quando è sbarcato da queste parti, è stata una voglia di sentirsi romanista che magari l'avessero manifestata tutti. Ha imparato in poche settimane la nostra lingua (ne parla cinque ormai), si è inserito con discrezione e personalità allo stesso tempo nello spogliatoio, ha convinto anche i più esigenti sulle sue qualità di calciatore sopra la media, migliore armeno di sempre, giocatore con esperienza, tecnica e nella testa un calcio che non è di tutti. Lo ha dimostrato quasi tutte le volte che è andato in campo, anche quando magari ha sbagliato un passaggio o un gol perché pure in quegli errori si vedeva la qualità del suo calcio.

Del resto a guardare la rosa giallorossa, chi è il giocatore, Zaniolo a parte, che per qualità calcistiche è il migliore da poter mettere a fianco di Dzeko? Non può che essere lui, abituato a giocare ad alto livello ormai da molti anni, prima a Dortmund con il Borussia, poi in Premier con Manchester United e Arsenal. Se c'è un giocatore che può restituirci lo Dzeko dei giorni migliori, non può che essere l'armeno. È l'unico che può giocare ai livelli del bosniaco, sono due campioni che possono trovarsi in campo perché pensano un calcio di una qualità superiore. E, vedrete, una volta che avrà scontato la squalifica, sarà difficile che Fonseca non li rimetta sempre in campo insieme, consapevole che sono questi due giocatori, con il recupero di Zaniolo, che possono garantirgli quel quinto-sesto che è diventato, in Italia, il massimo obiettivo possibile.

Ognuno nel calcio ha i suoi metri di paragone per dare un peso alla qualità di un giocatore. Per chi vi scrive, uno di questi parametri imprescindibili, è vedere come un giocatore corre con il pallone tra i piedi. Non è detto che sia un'equazione perfetta, per dire, con la palla al piede ci piaceva tantissimo la corsa di Dodo, ma il ragazzo brasiliano, complici gli infortuni, tutto è stato meno che un successo. Con Mkhitaryan, in questo senso, non corriamo il rischio di fare una brutta figura. Guardatelo quando punta la porta avversaria correndo insieme al pallone. Esteticamente è una bellezza, ma soprattutto è uno che in quelle condizioni può essere letale. Basti ricordare la rete realizzata solo pochi giorni fa a Napoli. Ma oltre alle capacità realizzativa, quella corsa, bella ed efficace, dà tutta un'altra concretezza a quella transizione offensiva che nel calcio di oggi fa tutta la differenza del mondo. Come l'armeno de noantri. Speriamo solo di non doverlo rimpiangere a Brescia.