Sembrava averla ripresa con i capelli la Roma questa partita, trovando con Mkitaryan il gol del pareggio allo scoccare dell'ora di gioco, subito dopo essere andata sotto per il gol di Callejon, al 10' del secondo tempo. E invece dai e dai il Napoli il varco l'ha trovato, con un'altra prodezza di Insigne (la perla del suo repertorio: il destro a giro all'incrocio dei pali), quando di minuti alla fine ne mancavano solo otto e il pareggio che avrebbe tenuto gli azzurri a distanza di sicurezza dal quinto posto sembrava ormai a portata di mano. Sarebbe stata una bella soddisfazione e una base per una ripartenza, ma poi alla fine se ripensi a chi ci ha messo più voglia, a chi ha costruito di più, a chi ha tirato di più in porta, alle numerose prodezze di Pau Lopez al rientro dopo tanto tempo, capisci che la vittoria del Napoli è giusta e che anche gli azzurri si sono mostrati più forti di una Roma in caduta libera, terza sconfitta su quattro partite dopo il Covid, spettrale prosecuzione di un terribile 2020: otto sconfitte su tredici gare. 

Peccato perché tatticamente stavolta Fonseca un po' la squadra l'aveva aggiustata, con una difesa a tre che è stata spesso a cinque. La scelta del portoghese è stata comunque comprensibile, ancorché ispirata essenzialmente dalla necessità di garantire maggior solidità alla fase difensiva. Così, come aveva lasciato intuire in conferenza stampa, ha mandato in campo un difensore in più (il distratto Ibanez con Smalling centrale e Mancini nel centrodestra), scegliendo peraltro di schermare i difensori con tre e non due centrocampisti (Pellegrini e Mkhitaryan mediani, Veretout centrale), con Zappacosta e Spinazzola larghi e Kluivert a spartirsi le zolle più offensive con Dzeko. E se dal punto di vista tattico l'obiettivo è stato raggiunto, perché non c'è stata traccia di imbarcate plateali come quelle subite nelle ultime sfide, ugualmente il Napoli nei primi 45 minuti ha avuto le sue cinque palle-gol facilitate in qualche misura da goffi errori in disimpegno (Smalling) o di posizione (Ibanez). Ma anche la Roma è andata negli spogliatoi per l'intervallo con il rammarico per un paio di occasioni propizie capitate entrambe a Pellegrini, prima sul destro (al 23') con deviazione provvidenziale di Manolas dopo un 3 contro 3 spalancato dall'ottima intuizione di Dzeko a centrocampo e poi sul sinistro (al 41') dopo bella transizione guidata da Spinazzola, rifinita dall'altro lato da Zappacosta all'indietro, con il piattone di Lorenzo a porta spalancata finito fuori. Proprio i due esterni hanno spinto parecchio, ripiegando diligentemente sulle iniziative avversarie, a chiudere gli spifferi esterni al tridente classico Callejon, Milik e Insigne, supportati nel mezzo dalla sapienza tecnica di Fabian Ruiz, Demme e Zielinski, con Manolas a far coppia dietro con Koulibaly, Di Lorenzo e Rui sulle fasce. I rischi per la Roma sono nati tutti da imprecise applicazioni individuali forse per la disabitudine all'interpretazione dello spartito tattico quasi inedito (solo con l'Atalanta all'andata Fonseca aveva scelto tre difensori puri, scegliendo i tre anche a Parma in coppa Italia ma con Cristante centrale): al 12' Ruiz s'è infilato bene sulla destra approfittando di una disattenzione di Smalling, ma il rientrante Pau Lopez ha deviato in corner; al 14' Mancini si è addormentato su un lancio centrale di Rui per Zielinski, con Lopez a fare ancora buona guardia, al 27' prima Smalling ha regalato il pallone a Insigne, poi Ibanez ha stretto in maniera assai grossolana la sua posizione lasciando un'autostrada a Callejon, ancora fermato dal portiere spagnolo; al 32' un cross dell'attivissimo Mario Rui ha tagliato fuori mezza difesa, lenta a riposizionarsi, e Milik ha deviato sulla traversa di testa, e poi Callejon ha ribadito ancora di testa, alto; infine al 41' Milik è entrato in area controllando male, ma Fazio (entrato da poco al posto di Smalling, bloccato da un risentimento all'adduttore) non è stato rapido a respingere e il polacco di punta ha messo ancora a dura prova i riflessi di Pau.

Nella ripresa inevitabilmente la fatica si è fatta sentire e il Napoli ha aumentato il controllo della partita e salendo con il baricentro, mentre la Roma provava più verticalizzazioni e transizioni a campo aperto, senza peraltro trovarne mai troppe. Il carosello dei gol è partito al 10', con un cross da trequarti a difesa schierata (di Mario Rui, un altro dei terzini bruciati a Roma perché "indegni", eppure sempre protagonista a Napoli) che ha visto Ibanez partire, e quindi arrivare, in leggero ritardo rispetto a Callejon, con Lopez stavolta incapace di respingere l'insidia così ravvicinata, nonostante il disperato tentativo con le gambe. Al 14' ci ha provato Fabian Ruiz, con un destro a giro lontano dai pali, ma su una bella transizione, appena un minuto dopo, lo splendido (come al solito) controllo di Dzeko sulla sua trequarti ha consentito una rapida ripartenza sfruttata da Mkhitaryan fino in fondo, con un bel taglio davanti di Kluivert a regalargli lo spazio finale, con destro decisivo dell'armeno sotto le gambe di Di Lorenzo. Rimessa la partita in equilibrio, gli allenatori hanno pensato a ridosare le energie: Gattuso ha inserito Mertens e Maksimovic per Milik e Manolas, e poi Lozano per Callejon e Lobotka per Demme, mentre Fonseca si è limitato a mettere dentro Zaniolo, al rientro 175 giorni dopo l'infortunio, al posto di Kluivert, lasciando in panchina Perez e Ünder, in teoria frecce da ripartenza, e aggiungendo solo, alla mezz'ora, Cristante per Pellegrini. La Roma inevitabilmente s'è ammosciata, non ha sfruttato un paio di potenziali contropiedi (respinti i tentativi di Mkhitaryan e Dzeko, peccato per un errore di trasmissione di Spinazzola in un tre contro tre) e ha lasciato la gestione del pallone al Napoli, con Gattuso a urlare sostegni e indicazioni senza mai ridurre i decibel, fino all'urlo (per lui) liberatorio sul destro a giro di Insigne, al 37', servito da un rilancio a casaccio di Fazio. Ormai, una specialità della casa.