Quella testa alta, quella qualità, quella giocata un po' a rischio che spiazza per la semplicità d'esecuzione e per l'efficacia. Quella marcia. Lorenzo Pellegrini ha detto trentatre e sta bene. Trentatre come i minuti di gioco per lui alla ripresa del campionato dopo la sosta forzata per il coronavirus. Sta meglio, cioè.

Meglio di prima dell'esplosione dell'emergenza sanitaria, dove aveva subito anche qualche critica (di troppo). Meglio perché qualche fatica alla ripresa degli allenamenti dopo il lockdown lo aveva costretto a rallentare e ne aveva messo a rischio la presenza dal primo minuto contro la Sampdoria dell'ex Ranieri. E così è stato, Fonseca ha deciso di non rischiarlo, preferendo partire con Pastore (un lampo e poco altro).

Ma al 15' della ripresa è toccato a lui: mobilità e sapienza tattica, si è subito fatto notare in palla. Tanto da farsi bastare tre minuti per confezionare una perla di assist per il gol capolavoro di Edin Dzeko che ha rimesso in parità le sorti dell'incontro coi blucerchiati. Un gol che qualcuno ha paragonato a quello di Stamford Bridge con il lancione di Fazio, ma forse più simile a quello di Rudi Voeller alla prima giornata del campionato 1990-91 contro la Fiorentina. Un gol alla Dzeko, comunque.

Il quarto in questa Serie A propiziato da Lorenzo (il quinto in stagione considerando che l'ha fatto segnare anche a Istanbul contro il Basaksehir) che quando gioca così è davvero magnifico e che in totale è arrivato a quota 9 (più due in Europa League, entrambi coi turchi in trasferta).

Chissà se l'estate scorsa durante l'opera di convincimento del bosniaco a dire ancora no a Conte e restare giallorosso, Pellegrini gli aveva promesso tanta assistenza. Fatto sta che il feeling si è addirittura perfezionato in questa stagione. E i due rappresentano quasi mezza Roma, l'uno capitano del presente e l'altro, nelle aspettative di tutti, capitano del futuro.

Per questo si lavora a rinnovare il contratto al numero sette: la volontà delle parti è quella di continuare insieme, ma al momento non c'è nulla in agenda se non, per il club, di riordinare gli assetti. Le parole di Fienga («coinvolgeremo nel progetto i nostri giocatori migliori») di pochi giorni fa non lasciano dubbi che ci sia già una stretta di mano e non ci sia fretta.