Santo Edin da Sarajevo. Ancora lui. Sempre lui. Una sassata al volo di sinistro pure più difficile di quella che ci regalò libidine pura a Stamford Bridge. Una pennellata di destro, pure qui al volo, che bellezze, a regalarci quello che ci serviva dopo centoquindici giorni di astinenza dalla nostra Roma. Che non è stata bella, tanto meno convincente, ma lì davanti, al centro dell'attacco, va in campo con questo campione bosniaco che è stato capace di ribaltare la Sampdoria e gli umori di un popolo che stava smoccolando davanti ai televisori forse rattristato da un Olimpico senza voce, colori, umori, emozioni, ma che calcio è questo? A riconciliarci con il pallone che rotola, ci ha pensato il gigante Dzeko. Capace di caricarsi sulle spalle una Roma che, soprattutto nel primo tempo, a parte i primi quindici minuti, ha fatto una fatica dannata a capire che sì, sul serio, si era tornati a giocare una partita ufficiale. Un campione in grado di risalire la corrente dopo le parate di Audero che già nei primi quarantacinque minuti gli avevano negato la gioia del gol e sembrava che gli potessero mandare di traverso la serata. Il leader incontrastato di una squadra che ha bisogno del suo bosniaco come di acqua il disperso in un deserto. Meraviglioso Edin, campione e uomo vero, un ragazzo che ha ancora voglia di imparare nonostante alle spalle abbia già una carriera di quelle che potrebbero bastare.

I numeri

È lui, oggi, la Roma. Lo dicono i numeri. Beccatevi il primo, quello più consistente: con la doppietta di ieri sera, la prima in questa stagione dove in precedenza aveva sempre segnato una rete alla volta, è salito a quota 104 gol in giallorosso (in 212 partite, in pratica uno ogni due gare), entrando a vele spiegate nella top five dei cannonieri di sempre della storia giallorossa. Agganciato un certo Pedro Manfredini al quinto posto e l'impressione è che presto, molto presto, anche Piedone gli finirà alle spalle, come Vincenzo Montella abbandonato a quota 102. Con le due reti alla Sampdoria, il bosniaco è salito a 14 stagionali in campionato (17 considerando i tre in Europa League e gliene auguriamo ancora tanti quando sarà), 76 in tutto in serie A (163 le partite), gol a cui vanno aggiunti i due in coppa Italia e i 26 nelle coppe europee dove ha vinto la classifica dei cannonieri sia in Champions che in Europa League. Francesco Totti a parte, inarrivabile a quota 307, tutti gli altri cannonieri romanisti, non possono sentirsi sicuri di conservare la loro posizione. Il podio per Edin è distante appena 7 reti, a centoundici c'è Amadei, più lontano, in seconda posizione, Roberto Pruzzo a 138 ma considerando che il bosniaco ha ancora due anni di contratto, se Edin continua così anche il Bomber potrà essere ripreso.

Il quarto posto può essere che sia questione soltanto di una settimana, Volk è a quota 106, un'altra doppietta e il gioco è fatto, gli auguriamo di riuscirci già nella prossime due partite a San Siro contro il Milan e poi di nuovo all'Olimpico con l'Udinese. Intanto godiamoci questa, una serata segnata da due (non è un refuso) remuntade meravigliose , con Edin protagonista assoluto. E la faccia del bosniaco al termine dei novanta e passa minuti contro la Sampdoria, diceva tutto, era la faccia di un giocatore contento, di un Capitano romanista: «Sono felicissimo soprattutto per la vittoria e i tre punti, ci voleva dopo tanto tempo di stop, non mi era mai capitato di non giocare partite ufficiali per oltre tre mesi. E poi sono molto contento anche per i miei due gol, è la prima doppietta che segno in questa stagione, mi ero quasi dimenticato come si fa, ora spero di poterne fare ancora qualcun'altra. La vittoria dell'Atalanta? La squadra di Gasperini ha ricominciato come aveva finito, vanno forte, sarà difficile recuperare lo svantaggio ma noi abbiamo il dovere di provarci perché se loro si dovessero fermare noi dovremo essere pronti ad approfittarne. Pensiamo a vincere le nostre partite, poi i conti si faranno alla fine della stagione».

Di partite ne mancano undici in campionato e poi in agosto ci sarà da affrontare l'avventura in Europa League cominciando con la sfida contro il Siviglia del senor Monchi. Manca ancora tanto tempo, ora meglio concentrarsi sul presente, soprattutto dopo aver rotto il ghiaccio del ritorno in campo, una prima che per molti versi era temuta da parecchi nell'ambiente giallorosso: «Tornare a giocare dopo tanto tempo non è stato semplice, ma penso che alla fine si possa dire che abbiamo fatto abbastanza bene. Non solo nella ripresa. Anche nei primi quarantacinque minuti avevamo creato parecchie occasioni da gol, ma non siamo riusciti a segnare anche perché il loro portiere ha fatto due-tre parate importanti. Poi siamo andati sotto per colpa di un nostro errore, cosa che può capitare dopo tre mesi di stop. Siamo stati bravi a non abbassare la testa e a provarci fino all'ultimo. In futuro dobbiamo provare a evitare di andare sotto. Contro la Samp abbiamo sofferto, ma alla fine sono arrivati i tre punti. Ci sono mancati i nostri tifosi, speriamo di averli fatti comunque contenti». Avoja, santo Edin da Sarajevo.