Friedkin c'è anche se non si vede. Pallotta aspetta, ma guarda avanti. Una partita a scacchi d'alta finanza, più o meno. Pallotta non ha ritenuto accettabile l'offerta di 575 milioni (490 per lui e i suoi soci, estinzione del debito inclusa, e 85 di ricapitalizzazione) recapitata da Houston a Boston alla fine di maggio. Ne ha spiegato le ragioni in un'intervista al sito del club, procurando qualche prurito in Texas, dove però non si è scomposto nessuno, né Dan, né Ryan Friedkin. L'uomo chiave, quest'ultimo, dell'operazione in Italia e forse anche una delle ragioni che tengono viva la pista di Mister Toyota.

L'offerta di Friedkin prevedeva 125 milioni subito, 52 a sei mesi, più gli 85 di ricapitalizzazione entro il 2020 (e 13 per le società satelliti). Accanto, per così dire, ci sarebbe stato il debito (quasi 300 milioni). In sei mesi, in sostanza, finiva la partita. L'idea che Dan e famiglia stiano preparando un'offerta con più cash subito per convincere Pallotta a cedere allo stesso prezzo non trova conferme, né verosimilmente il presidente della Roma la accetterebbe (almeno per ora).

Alzare la posta? Non prima di fine campionato, a occhio e croce. Per ora è una questione di nervi. Saldi per entrambi, a quanto ci è dato sapere: ognuno va per la sua strada con volontà immutate. Pallotta di vendere (trovando intanto soci sostenitori per continuare o altri compratori alle sue condizioni), Friedkin di comprare. Ma niente accelerazioni. Anche se i contatti e i discorsi tra sherpa sono all'ordine del giorno, per smuovere le acque bisogna attendere gli scenari in evoluzione. Un aiuto può arrivare dalla squadra. La Champions League sposta di una cinquantina di milioni il prezzo per la Roma. E dalla politica: l'approvazione «davvero finale» del progetto stadio farebbe sentire tutti più forti. Per ora la notizia lieta l'ha data l'Uefa, alleggerendo la morsa almeno nella forma e nei tempi (più che nella sostanza) del fair play finanziario.

Da registrare, infine, sul fronte Petrachi una controffensiva legale che l'ormai ex ds sta preparando dopo la sospensione delle sue mansioni: si è consultato con uno studio legale. La vicenda appare tutt'altro che alle spalle.