La violenza va condannata. Chi sbaglia va condannato, che sia romano, inglese o di qualsiasi altra parte del mondo. Aspettiamo la certezza dei fatti prima di sostituirci ai tribunali ed emettere sentenze di ogni genere. Questo è giusto e doveroso. Ed evitiamo generalizzazioni. Però guardando quelle immagini con un uomo steso per terra, e gli scontri, ci sentiamo feriti e offesi come tifosi della Roma. Ci sentiamo offesi da chi ha infangato i nostri colori, la nostra città, la nostra squadra. I tifosi della Roma sono altro da chi ha ridotto in condizioni critiche un signore irlandese arrivato allo stadio in compagnia del fratello, con lo stesso desiderio di qualsiasi tifoso, quello di godersi una serata di calcio ad alto livello sperando di esultare per la sua squadra.

Ci interessa poco che ci siano stati anche inglesi coinvolti nei disordini, i delinquenti non hanno passaporti diversi, non li vogliamo tra la gente romanista. Ci accodiamo alle parole ufficiali della società, incazzata nera per quello che è accaduto all'esterno di Anfield, e ci dà un enorme fastidio che vengano etichettati come tifosi della Roma. Lo saranno pure, ma è solo un pretesto, chi è stato coinvolto è un delinquente, punto e basta. Perché i tifosi della Roma sono altro. Lo abbiamo visto anche qui a Liverpool. Quando la mattina li abbiamo trovati al museo dei Beatles, la fila per il biglietto, le cuffiette con il traduttore, l'inevitabile visita allo Store di quei quattro "scarafaggi". Li abbiamo incontrati in giro per la città, nei centri commerciali, negli Store di Liverpool ed Everton, a pranzo in qualche ristorante italiano. Li abbiamo visti, tanti, nell'avvicinamento alla partita, arrivare ad Anfield orgogliosi di esserci, la sciarpa al collo, i visi senza cappucci, le facce di chi ama la Roma e vuole «solo star con te». Questi sono i tifosi della Roma.