Da Ferrara a Ferrara. Dai primordi a oggi. Dal calcio giovanile al sogno della Champions. Con gli stessi spalti, quelli del "Mazza" appunto, a fare da cornice a due momenti così uguali e al tempo stesso così diversi per Edin Dzeko. Proprio sul campo della Spal la sua prima trasferta, quella che nessun calciatore scorda mai. A maggior ragione, facile immaginarlo, chi è cresciuto nella Sarajevo a cavallo fra la fine degli Anni 80 e l'inizio del decennio successivo. Periodo di una maledetta guerra che quando sei bambino fai ancora più fatica a comprendere.

Dzeko lì ci è nato e cresciuto. Con i boati angoscianti delle bombe come sfondo sonoro alle partite della sua infanzia. Una di queste gli fu vietata dalla madre, quando Edin aveva soltanto sette anni. E mai intuito materno si rivelò più determinante. Quel giorno, sul campetto dove avrebbe dovuto giocare il futuro centravanti della Roma, esplosero tre granate, investendo gli amici del giovane Dzeko. Eppure lui continuò a sognare un futuro da calciatore, probabilmente anche per allontanarsi da quell'inferno. Occasione che arrivò nel maggio del 2001, quando aveva quindici anni compiuti da poco. Giocava negli Allievi dello Zeljeznicar, una delle squadre della sua città.

Il club dei ferrovieri di Sarajevo fu invitato a un torneo giovanile intitolato all'ex presidente spallino Paolo Mazza, insieme al Milan e ai padroni di casa. E fu lì che il giovanissimo Dzeko fece il suo esordio lontano dai confini. Con quel soprannome, "Kloc" (lampione), a indicare un'altezza fuori dal comune già all'epoca. E quel ruolo, trequartista - molto prima di diventare attaccante puro - che ne condiziona ancora oggi l'eleganza delle movenze in campo e la sensibilità del piede. Chissà se si emozionerà Edin, tornando con la memoria a quel giorno di 17 anni fa.