La settimana scorsa ci siamo cimentati in una impresa quasi impossibile: individuare l'esultanza più bella della storia della Roma. È difficile esprimersi in maniera oggettiva quando di mezzo c'è l'amore, il più soggettivo dei sentimenti. Così solo dopo diversi confronti di redazione in videoconferenza abbiamo partorito un gruppo di 25 esultanze in grado di rappresentare tutti i gusti e tutte le epoca della storia romanista recente. Una lista fatta di braccia al cielo, pianti liberatori, occhi spirati, sfottò preparati, abbracci collettivi, gioie effimere e corse verso la vittoria. Ma per scegliere la più bella ci siamo affidati ai nostri utenti di Facebook. Le abbiamo divise in cinque gruppi e a partire da martedì abbiamo caricato i gironi sulla nostra pagina fan. I vincitori di ogni girone sono finiti nel gruppo finale e alle 15 di ieri è arrivato il risultato.

L'esultanza più votata è stata quella di Francesco Totti in Roma-Parma. La gioia più bella che fa rima con scudetto. L' azione che porta al gol entra di diritto nella storia romanista. Tutto nasce da Cafu che non si accontenta di una rimessa laterale a centrocampo e di testa appoggia il pallone verso Montella. Il numero nove avanza di qualche metro, si accentra e scarica su Tommasi che dalla trequarti calcia profondo sulla sinistra. Sartor alza uno strano campanile che atterra sul destro di Candela che addomestica il pallone e lo indirizza al centro dell'area. Montella lascia scorrere la sfera per Totti che arriva a da dietro e di mezzo esterno buca Buffon. Il boato dell'Olimpico è impressionante.

La sua esultanza è naturale come il gesto tecnico che l'ha provocata. Totti continua la corsa iniziata qualche metro prima, si sfila la maglia e punta verso la Curva Sud. Il principe si è fatto re e corre ad abbracciare il suo popolo. Esce, a fatica, dal mucchio umano che lo ha travolto e grida: «È vostro», indicando gli spalti. È un'orgia romanista. Solo mentre torna verso il centrocampo si concede un momento intimo. Il bacio alla maglia che racchiude il suo eterno atto di amore. Sono circa le 15.20 del 17 giugno 2001. È l'inizio di una giornata bellissima per la Roma e i suoi tifosi. «Fare gol sotto la curva e vincere lo scudetto con la Roma è quello che ho sempre sognato - dirà qualche anno dopo durante uno slideshow andato in onda su Roma Tv - È una gioia troppo bella, non si può descrivere a parole». In quella corsa sotto la Sud c'è tutto Totti, in quel momento Francesco è la Roma.

Le altre finaliste

Le altre quattro esultanze arrivate in finale sono altrettanti pezzi di cuore. Al secondo posto c'è l'abbraccio tra Di Bartolomei e Ancelotti dopo il gol di Ago in Roma-Avellino a cui chi vi scrive assegnerebbe il premio della critica di questo concorso, semmai ce ne fosse uno. Dibba segna con una bomba delle sue e poi corre con le braccia tese verso il basso prima di inginocchiarsi sul prato per tenderle verso il cielo. È l'urlo liberatorio del Capitano che sa di essere ad un passo dal condurre la nave in porto con il vessillo. Chiude il podio lo sguardo spiritato di Kostas Manolas dopo il gol del 3-0 contro il Barcellona. Una esultanza che significa impresa ed è il manifesto di una filosofia: «Viva la pazza gioia di essere romanisti».

Segue poi la corsa sotto la Curva Sud di Federico Balzaretti nel derby del 2013. Le sue lacrime rimisero «la chiesa al centro del villaggio» e fanno entrare di diritto questa esultanza nella storia delle sfide cittadine. Chiude il gruppo un'altra esultanza di Totti. Lo sfondo è sempre quello del derby, in questo caso nell'edizione 1999. Il Dieci segna in faccia alla curva avversaria e sotto la maglia di gioco ne mostra un'altra con la scritta "Vi ho purgato ancora". Esultanza sfacciata e irriverente, sicuramente la più iconica celebrazione goliardica di Totti.