L'ultima volta che avevamo sentito Marco Bellinazzo, giornalista de "Il Sole 24 Ore", era il 26 marzo e il Coronavirus stava mostrando il suo volto peggiore. La curva era ben lontana dal piegarsi e la parola ripresa era più una speranza che una ipotesi. All'epoca si professava «scettico» sul ritorno in campo. Poi è arrivata la Fase 2 e anche i cancelli dei centri sportivi si sono riaperti, così l'ipotesi di rivedere la Serie A in campo è diventata più concreta. «La scelta della Merkel ha dato più spazio alle possibilità di una ripresa», dice ora Bellinazzo.

Quindi siamo vicini alla ripresa del campionato?
«Credo che il campionato possa ripartire ma io ho ancora dubbi sulla praticabilità di giocare 120 partite in poche settimane, con gare ogni 72 ore. Ma soprattutto ci deve essere un'assunzione di responsabilità rispetto a eventuali contagi delle rose».

Come hanno fatto in Germania?
«Sì, lì è stata fatta una scelta chiara: il torneo ha la priorità, prevale il valore industriale del calcio, e si va avanti isolando solo il calciatore che risulta positivo».

Qual è l'orientamento in Italia?
«Per ora il CTS (Comitato Tecnico Scientifico, ndr) del Governo privilegia una ipotesi di una quarantena per tutta la squadra. A campionato ripreso, questo significherebbe impedire il completamento della stagione. Sarebbe un fatto gravissimo. Se si giocano 5 giornate e poi si blocca tutto a quale classifica si farebbe riferimento? Possono sembrare temi da azzeccagarbugli ma rischiano di diventare centrali visto il tasso di litigiosità dell'Italia calcistica».

I play-off potrebbero essere una soluzione?
«Per me sarebbe questa la linea migliore. In questo modo si giocherebbero meno partite garantendo comunque l'assegnazione del titolo con la certezza di chiudere in tempo il campionato».

Se il calcio non riparte c'è il rischio default già in questa stagione?
«Il default è un'ipotesi estrema, ma i danni economici saranno gravi. Il sistema calcio già produceva ogni anno dai 200 ai 300 milioni di perdite. È normale che l'emergenza sanitaria peggiori questa situazione».

Il taglio degli stipendi di staff e calciatori può bastare?
«La riduzione degli ingaggi, al di là della buona volontà delle rose, aiuta ma non risolve. Poi è una soluzione non sostenibile a lungo termine senza incappare in contenziosi di tipo legale».

È possibile quantificare le perdite?
«Prima i danni erano delle ipotesi, ora sono reali. Ad oggi ci sono mancati ricavi per circa 150 milioni a causa della chiusura degli stadi. Danni che si possono già mettere anche sul bilancio dell'anno prossimo perché è molto difficile immaginare stadi aperti senza la diffusione di un vaccino».

Poi c'è il discorso relativo ai diritti tv.
«Abbiamo la certezza che le tv per ora non pagheranno l'ultima rata che doveva essere corrisposta il 1° maggio. Ci sono in ballo 230 milioni».

Quel "per ora" lascia pensare che i club vantano ancora dei diritti su quei soldi.
«Il contratto in Italia è blindato e solo in caso di sospensione unilaterale da parte della Lega c'è la possibilità per le tv di non pagare. Per questo, anche se c'erano dei club contrari, hanno votato all'unanimità per la ripresa. La questione è capire quando questi soldi entreranno. All'orizzonte c'è un contenzioso legale».

Con quali ripercussioni per il futuro dei diritti tv?
«In questi mesi, senza pandemia, si sarebbe dovuto fare il bando per il triennio 2021/24 e i soggetti interessati all'acquisto sarebbero gli stessi con cui la Lega si sta avviando verso uno scontro legale. Se questi soggetti saranno costretti a pagare fino all'ultimo centesimo per questa stagione, difficilmente verseranno 1,4 miliardi per il triennio successivo».

Ci sono molte nubi all'orizzonte per il calcio italiano.
«Se non arriverà un "cavaliere bianco" come Amazon o un altro soggetto, si rischia di avere una forte contrattura anche per le prossime stagioni. Per questo il tentativo di riprende è fondamentale dal punto di vista economico ma ho ancora molti dubbi sulla ripresa. Sarebbe stato meglio se calciatori, società e tv si fossero accordati farsi carico in maniera equa dei danni di questa emergenza».

Riprendere è una necessità per quasi tutti i club, ma il sentimento comune sembra contrario.
«Intorno alla ripresa non sento una volontà popolare, non c'è il sostengo dei tifosi. Magari la formula dei play-off avrebbe creato più appeal intorno alla ripresa, dando alle istituzioni il tempo di poter programmare la prossima stagione con più cautela. Perché i gravi danni economici di questa stagione, saranno ancora più gravi nella prossima. Questo è un tema su cui si sta ragionando poco».

La Francia si ferma, la Germania presto in campo: in Europa regna il caos.
«La Francia è l'ultima delle grandi leghe ma le altre per evitare squilibri futuri stanno cercando di riprendere rimandando il più possibile eventuali decisioni sullo stop. La Germania in questo senso sta facendo da traino ma la prospettiva è quella di un ridimensionamento generale del calcio europeo».

Questo avrà un impatto anche sul calciomercato?
«Nei prossimi anni difficilmente vedremo le cifre a cui siamo abituati ma non illudiamoci di assistere a un livellamento. Chi è entrato nella crisi con le spalle più forti, come Bundesliga e Premier League, ne uscirà meglio rispetto a chi ci è entrato con una situazione di fortissimo squilibrio economico come la Serie A».

Tra gli effetti finanziari del Covid c'è anche il mancato affare Friedkin-Pallotta.
«Per la Roma questa pandemia è stata quello che in finanza si definisce "un cigno nero", cioè un evento imprevedibile che sconvolge la situazione. La trattativa con Friedkin era al fotofinish ed è stata paralizzata da questa emergenza. Ma non è ancora chiusa del tutto».

Dove si gioca la partita?
«Da un lato c'è il futuro ancora nebuloso della Serie A, dall'altro ci sono gli effetti della pandemia sull'economia degli Stati Uniti con riflessi pesantissimi sugli affari del Gruppo Friedkin. Il magnate texano dovrà fare i conti con la recessione che investirà il mercato dell'automobile negli USA».

Quali sono gli scenari della trattativa?
«La trattativa non è chiusa del tutto ma entrambe le parti aspettano l'evolversi della situazione. Sicuramente non può essere più considerata valida la cifra di 710 milioni. Al momento si ragiona su una forbice che varia tra i 500 e i 600 milioni. Difficilmente Pallotta e soci accetteranno offerte sotto questa cifra».

Il rapporto semestrale sul bilancio della Roma è preoccupante?
«Il club ha dovuto affrontare un'emergenza doppia perché senza Champions ha perso almeno 50 milioni che arrivano a 100 se si considera anche questa stagione. La previsione di bilancio di 110 milioni di rosso è il riflesso di questa complicatissima situazione».

Quali sono le prospettive del club?
«Un segnale importante è arrivato da Pallotta visto che ha confermato l'impegno a completare l'aumento di capitale per supportare finanziariamente il club. Il tema è capire quanto questo sostegno finanziario riuscirà a contenere l'impoverimento della Roma. È chiaro che senza Champions il club dovrà fare dei sacrifici sul mercato e accelerare sulla riduzione del monte ingaggi per riportare in equilibrio i conti in un conteso in cui tutta la Serie A vedrà ridurre le entrate».

"Salviamo il futuro"

«Il default in questa stagione è ipotesi estrema, il vero problema è l'anno prossimo Per la Roma l'epidemia è stato un cigno nero, senza Champions servono sacrifici sul mercato»