Mentre in Italia risuonano e vengono rilanciati nei talk show e nei notiziari i cupi scenari del prestigioso Imperial College di Londra, con fosche previsioni di 23.000 morti in poche settimane se la riapertura dopo il lock-down in Italia non seguirà le prudenziali linee-guida espresse dal Governo, nel più ristretto mondo del calcio si procede a tentoni ed evitando ulteriori dichiarazioni pubbliche, in attesa che qualcuno prenda le decisioni definitive. I presidenti riorganizzano le squadre e comandano gli allenamenti, con immagini che sembrerebbero lunari se non spiccasse il verde dei campi, occupati ovviamente da un calciatore per volta.

Rinviato il Consiglio

Ma a mitigare gli entusiasmi di chi continua a sperare che la ripresa del campionato sia vicina arrivano nuovi rimandi: il Consiglio Federale ad esempio è stato spostato da venerdì a un giorno non ancora definito della prossima settimana. Inutile, dicono da via Allegri, fissare un Consiglio se mancano ancora dei dati fondamentali per poter assumere decisioni come quelle messe all'ordine del giorno, tipo quelle più tecniche sulle Licenze per le iscrizioni ai prossimi campionati, ma ovviamente anche quelle più strategiche sugli esiti di questa stagione. In particolare si attendono due cose: la prima è il confronto per superare lo scoglio del protocollo federale della ripartenza giudicato ancora "insufficiente" dal Comitato Tecnico Scientifico del Governo. Ieri c'è stato un contatto che ha fissato per domani l'appuntamento tra le due task-force per l'implementazione delle linee guida con il chiarimento dei punti ancora oscuri: nello specifico i dubbi maggiori sono sul cosiddetto Gruppo Squadra, che dovrebbe essere chiuso in ritiro per tutta la durata degli impegni (in teoria 3 mesi, tra allenamenti e partite), soprattutto per quelle squadre che non avessero centri sportivi autosufficienti, e anche sull'eventuale nuovo contagiato che negli intendimenti dei presidenti non dovrebbe costringere tutto il gruppo ad andare in quarantena. In Figc si attendevano poi anche le misure del nuovo decreto governativo, in arrivo probabilmente per la fine della settimana.

L'offerta di Cvc

Intanto la solitamente informata agenzia finanziaria Bloomberg ha rilanciato una notizia curiosa. Un potentissimo fondo finanziario britannico con interessi internazionali, Cvc Capital Partners, sta prendendo in considerazione l'acquisizione di una partecipazione di minoranza nella Lega di Serie A (fino al 20%) per un controvalore di circa 2 miliardi di euro. Dalla Lega rispondono con un secco "No comment", ma secondo alcune indiscrezioni il fondo sarebbe interessato ad anticipare ai club il costo parziale di diritti televisivi pluriennali (immettendo quindi subito denaro fresco per le società), puntando ad una capitalizzazione migliore nel corso degli anni che coprono l'accordo, puntando quindi su una miglior valorizzazione della stessa Lega nel prossimo futuro. Speculazione a parte, sarebbe comunque un bel segnale se qualcuno avesse deciso di investire sul campionato di Serie A proprio nel momento in cui molti presidenti evocano lo spettro di un possibile fallimento.

E Cellino accusa

L'unico che non ha paura di esporsi tra i presidenti italiani resta Cellino, patron del Brescia. Ad una televisione bresciana, Teletutto, ha tuonato l'altra sera: «Non mi interessa più se si torni a giocare o meno, facciano quello che vogliono. E che smettano di strumentalizzare le mie dichiarazioni: la mia linea è sempre stata chiara. Aspettiamo le decisioni della Merkel? È vergognoso. Abbiamo un presidente di Lega, uno della Federazione, uno del Coni ed un ministro dello sport e attendiamo gli altri? A me non frega niente della Merkel e dell'Uefa: l'Italia deve decidere in autonomia. Bastava sedersi a un tavolo e dividersi gli oneri in parti uguali e pensare alla ripartenza sicura. Ma qui siamo tornati ai tempi della Gea, giochi con avversari che nascondono le carte».