La mia squadra è differente. Non è uno slogan, anche se potrebbe sembrare. Ma è quello che emerge da un dato di cronaca in tempi difficilissimi di Coronavirus. Il mondo del calcio, per carità da un piedistallo di privilegio come è normale per un'industria così dentro al sistema denaro nel nostro Paese, seppur colpito (anche nelle tasche) come tutti dall'emergenza sanitaria, si è mobilitato quasi per intero.

E sta comprendendo (anche chi lo dirige e qualche presidente disinvolto ci sta arrivando) che la priorità oggi è un'altra, che le classifiche non hanno senso di fronte alla salute. Neanche quelle di chi è più solidale, ovviamente, anche se in questo caso ben venga la corsa a esserlo.

«Quello che sta facendo la Roma è la cosa più utile che si può fare - spiega il Responsabile Agenzia Regionale Lazio della Protezione Civile, Carmelo Tulumello - al di là del donare le mascherine che è stato veramente provvidenziale perché avvenuto in un momento di difficoltà, è la donazione concreta a essere preziosa, quella che va al di là dei soldi. L'opera importante che sta facendo la AS Roma è prodigarsi fattivamente per spenderli e comprare, che in questo frangente è la cosa più difficile da fare, la tangibilità dell'aiuto non sta solo nel dare i soldi, ma nel trovare il modo di utilizzarli».

Sì, perché questo avviene grazie a un "ufficio acquisti" messo in campo dalla società giallorossa, che sta riempendo il magazzino della Protezione civile, che di fatto supporta con il suo sforzo le istituzioni. Preziosi in tal senso i consigli di diversi Roma club che si sono attivati per segnalare alla stessa società dove trovare prima i materiali necessari, anche a costo di pagarli un po' di più ma di essere in grado di metterli a disposizione: «Anche nell'emergenza non ci sono sempre e soltanto belle persone - continua Tulumello - e quello delle mascherine per molti è diventato un affare. Noi dovendo rispondere alle esigenze degli ospedali guardiamo al prezzo finché è possibile, ma quando la mascherina serve, serve... La prendiamo a qualunque costo. Ci stiamo però attrezzando per comprare dai fornitori cinesi».

Le necessità, in una situazione come quella attuale, sono sempre maggiori e sembrano non finire: «La più grande urgenza adesso è quella di camici impermeabili per i medici e di occhiali di protezione, che sono più difficili da reperire sul mercato».

Un'esigenza di tutti gli ospedali più o meno, di cui si occupa la Protezione Civile regionale su indicazione della Direzione sanità nazionale: «Noi provvediamo a comprare in tutto il mondo tutto quello che ci viene detto come necessità complessiva. Acquistiamo, portiamo in Italia, mettiamo a magazzino e poi Direzione sanità ci dà un piano di distribuzione in base alle necessità di ciascun ospedale».

Un lavoro senza sosta per arginare l'urto di questo "mostro" che ha pensato bene di irrompere nelle case degli italiani veicolando con facilità estrema, anche se con dei distinguo da zona a zona: «Il virus ha avuto una propagazione geografica, partendo da Nord e scendendo verso Sud. Quando è arrivato da noi si erano già potute prendere delle contromisure guardando quello che era successo nel Settentrione. L'impatto in una regione come il Lazio è stato attenuato dal fatto che ha incontrato queste misure di contenimento. Se sono soddisfacenti queste misure? In teoria sì, in pratica sta solo all'intelligenza dei cittadini, è l'unica cosa che conta».

E guardando i numeri, «perché non so come si comportano i romani, vivendo recluso in un ufficio sedici ore al giorno, rispetto ad altre regioni c'è un dato che fa pensare che le misure e il modo in cui sono state osservate, fino ad ora, stanno dando un risultato confortante». Certamente, però, siamo ancora ben lontani dal poter riprendere una sorta di normalità.

Tanto meno per poter parlare di calcio: «Sono uno sportivo anch'io, sto seguendo le vicende, ma non credo sia opportuno parlare di ripresa delle attività, perché quando c'è in ballo la salute delle persone non si pone proprio un problema di opportunità e di interessi».