"Non so come potremo terminare la stagione entro il 30 giugno, ma in questo momento il calcio non è la priorità". Aleksandar Kolarov parla dalla sua quarantena ai microfoni della trasmissione serba Sport Klub. "Io sto benissimo. Nessuno nel club è infetto. Siamo tutti isolati - dice il terzino - Oggi è il settimo giorno in cui siamo isolati. La situazione è buona per noi, ma in Italia non è affatto così".

Smart Training

"Comunichiamo costantemente con il preparatore atletico. Quattro, cinque giorni fa, ogni giocatore ha ricevuto un programma. Ci hanno portato le cyclette in modo che potessimo allenarci. Ognuno ha il proprio programma. In quell'occasione, ci hanno anche fornito cibo in modo da non dover uscire ma cucinare qualcosa da soli a casa. Nessuno sa quanto tempo ci vorrà. Secondo il programma, avremmo dovuto iniziare ad allenarci domenica scorsa, ma è stato impossibile. A Roma, grazie a Dio, nessuno ha un problema con il virus ma se iniziassimo ad allenarci probabilmente avremmo problemi. È probabile che il ritorno agli allenamenti venga ritardato di altri sette giorni. Faccio degli allenamenti personalizzati e posso correre per il giardino, ma è molto difficile mantenere la forma fisica richiesta per le partite. Quando ci riuniremo di nuovo dovremmo iniziare a giocare ma non so come sarà fattibile. Alcuni giocatori vivono in appartamenti e non hanno le condizioni per allenarsi normalmente. Quindi ci vorrà più tempo per riprende il ritmo partita. Ma onestamente nessuno ci sta pensando in questo momento. Si dice che tutte le competizioni saranno completate entro il 30 giugno, ma questo non è l'argomento più importante".

"Il calcio non è la priorità"

"Il rinvio dell'Europeo? Onestamente è quello che mi aspettavo. Questa era l'unica soluzione logica. Non sono stato sorpreso dalla decisione. La Roma ha vietato sette o dieci giorni fa di andare in nazionale a causa del virus. Non sarei stato in grado di venire in Serbia o andare in Norvegia. So di non poterci fare niente e sicuramente il calcio non è la mia priorità in questo momento. Naturalmente vorrei tornare sul campo il più presto possibile. Ma non è una priorità. Ho visto la decisione della Uefa, non so davvero come possa essere completata  la stagione entro il 30 giugno. Speriamo tutti che sia così e di ricominciare a giocare nella prima settimana di maggio, in modo che a quel punto tutto sia sistemato. C'è anche l'Europa League, dovremmo giocare 17, 18 partite in meno di due mesi. Fisicamente lo sopporteremo in qualche modo. Se Dio vuole il campionato riprenderà la prima settimana di maggio ma, data la situazione in Italia, non vedo come ciò possa accadere. È passato poco più di un mese. Innanzitutto per noi la cosa importante è tenere sotto controllo la situazione. Nessuno lo può pianificare e nessuno sa quanto tempo potrebbe richiedere. In Cina hanno messo le cose sotto controllo per quattro mesi e il loro regime è molto più severo di quelli europei. Anche se mi piacerebbe che ricominciare a giocare ai primi di maggio, sono pessimista al riguardo".

"Dobbiamo essere responsabili"

"Molti non hanno preso sul serio la situazione. Tutti dovrebbero essere responsabili non solo di se stessi, ma anche delle altre persone. Gli esperti stanno lavorando duramente per aiutare tutti noi. Dobbiamo essere responsabili. Se si dice che bisogna restare a casa, si resti a casa a casa. L'autodisciplina e il rimanere a casa possono risolvere questo problema. Se continuiamo così, non lo risolveremo. Se saremo disciplinati, invece, avremo bisogno di meno tempo per uscirne. Gli italiani mentalmente sono simili a noi serbi. Non riescono a capire bene la prima volta. Il coronavirus ha colpito inizialmente il nord d'Italia. Prima non c'erano casi al sud e ora ce ne sono come nel nord. L'hanno capito con calma, quando la situazione a Milano, Bergamo e Brescia ha iniziato a essere catastrofica. Ora le limitazioni sono molto severe e penso che saranno ancora più rigorose perché ci sono persone che non aderiscono alle misure prescritte".