Quando la Roma gira, il verso giusto lo imprimono loro. I trequartisti non formano soltanto la base estetica per appagare lo sguardo di chi segue le partite, ma costituiscono anche l'arma più efficace della manovra per la squadra di Fonseca. Ora è il momento di Henrikh Mkhitaryan, ma prima di lui è toccato a Lorenzo Pellegrini. E seppure nel breve lasso di tempo in cui non è stato tormentato dagli infortuni, lo stesso Javier Pastore si è rivelato determinante.

Non può essere casuale che al rendimento alto di chi viene disposto alle spalle della prima punta corrisponda sempre o quasi una maggiore funzionalità del gioco. Con evidenti riflessi sui risultati. Per chi come il tecnico portoghese fa dei secondi diretta emanazione del primo, senza mai speculare sull'avversario di turno, diventa quasi assiomatico. A prescindere dalla scelta degli interpreti in un ruolo tanto determinante per gli sviluppi delle azioni offensive.

Nella stagione in corso sono i tre calciatori citati ad essersi avvicendati con rilevante numero di presenze nella zona di campo assegnata alla rifinitura. Complice dei ripetuti cambi, più ancora rispetto alle scelte tecniche, la lunga sequenza di guai fisici che si è abbattuta sulla rosa. E che, fra gli altri, ha coinvolto tutti i giocatori in grado di occupare la posizione specifica.

Compreso chi aveva "inaugurato" la trequarti nella prima formazione ufficiale di stampo fonsechiano. Era fine agosto e mancava ancora Mkhitaryan, che sarebbe approdato nella Capitale qualche giorno dopo, sul fotofinish della sessione di mercato. In quella squadra a forte trazione anteriore Pellegrini era schierato sulla mediana accanto a Cristante e qualche metro più avanti giostrava Zaniolo, prima che l'allenatore portoghese lo dirottasse sulla destra.

Una scelta confermata anche nel derby del turno successivo, prima di ridisegnare la disposizione tattica a partire dal match interno contro il Sassuolo: centrocampo irrobustito da Veretout e numero 7 spostato alle spalle di Dzeko, con facoltà di affiancare il centravanti in caso di necessità. Risultato: quattro reti realizzate in venti minuti, grazie anche al supporto di tre assist vincenti di Lorenzo.

Assetto che ha portato al successo pure nelle due trasferte di Bologna e Lecce, quando in un colpo solo hanno dato forfait proprio Pellegrini e Micki, entrambi suggeritori decisivi nei gol vittoria delle due gare. Col Cagliari in casa è toccato allora a Veretout spostarsi più avanti, ma l'esperimento ha avuto breve durata per il ko di Diawara.

È stato in quel momento di massima emergenza che Fonseca ha affidato le chiavi della trequarti a Pastore. E l'interprete con la maggiore dimestichezza nel ruolo ha stupito tutti. Le sue doti tecniche sono sempre state fuori discussione, ma nella prima stagione in giallorosso lo stato di forma carente lo aveva fatto apparire come un ex. Invece finché è stato assistito dal fisico, il Flaco si è rivelato ancora in grado di reggere la scena con profitto.

Sempre fra i migliori in campo nel mini-ciclo di ottimi risultati a cavallo fra ottobre e novembre. E quando il problema all'edema lo ha messo nuovamente fuori causa, il testimone è stato nuovamente raccolto da Pellegrini, che ha contribuito ad allungare la serie positiva fino a Natale con altri tre assist e il gol di Firenze. Finché la flessione generale di inizio anno non ha coinvolto anche lui (tornato in non perfette condizioni fisiche), fino all'espulsione di Reggio Emilia, che ha forse segnato il punto più basso della sua stagione.

È toccato allora nuovamente al rientrante Mkhitaryan condurre le danze sulla trequarti. Con risultati finalmente rimessi a posto: tre vittorie e un pareggio nelle ultime quattro, l'armeno protagonista con tre gol e altrettanti assist. E la fantasia nuovamente al potere.