Ricognizione congiunta dei contratti. Così ci hanno spiegato quando abbiamo chiesto a che punto si fosse a proposito delle firme sul preliminare che, di fatto, dovrà sancire il passaggio di consegne da James Pallotta a Dan Friedkin. Non avevamo mai sentito ricognizione congiunta dei contratti. Ma certo non bisogna essere Einstein per dedurre come si sia ormai arrivati a un passo dalle firme.

In pratica entrambe le parti, attraverso i rispettivi studi legali, stanno rileggendo tutti i contratti che definiscono il passaggio di consegne. E visto che le pagine che compongono i dodici contratti sono oltre seicento, compresi gli allegati, è chiaro che un minimo di tempo sia necessario. A casa Friedkin ieri si sono messi intorno a un tavolo alle otto (le quindici in Italia) per cominciare nell'analisi di tutti i documenti. Il lavoro proseguirà per tutto il fine settimana con l'obiettivo di chiudere entro domani sera. Nel peggiore dei casi, le parti in causa hanno fatto sapere che, a meno di una tempesta equatoriale sul Texas, si chiuderà entro mercoledì prossimo.

In questi giorni si riunirà anche il board del gruppo Friedkin che dovrà santificare l'accordo. Per ora non è dato sapere dove le parti si incontreranno. Presumibilmente a Houston anche se qualcuno fa sapere che il passaggio di consegne potrebbe esserci a New York. Dopo il cin cin, partirà la parte conclusiva del deal, cioè l'iter burocratico che dovrà portare al closing. Tempo stimato non meno di due mesi, in pratica si dovrebbe arrivare a fine marzo, inizio di aprile. Solo dopo il closing, per quello che c'è dato di sapere, papà Dan e figlio Ryan arriveranno a Roma per presentarsi e spiegare, per quello che potranno, il progetto che vorranno mettere in piedi per il rilancio della società giallorossa.

Ultimo Cda Pallotta

Dovrà essere un progetto importante e che preveda investimenti notevoli. Perché i Friedkin dovranno fare i conti con un'eredità che da un punto di vista economico non è certo quella di zio Tom. Come certificato ieri dal Consiglio d'amministrazione della Roma riunitosi a via Tolstoj per l'approvazione della semestrale. Un Cda andato in scena in conference call, alla presenza di tutti i consiglieri, a cominciare da James Pallotta. E i numeri, come peraltro ampiamente previsto, hanno evidenziato una situazione in cui i segni meno sono numerosi e, in particolare, si sono ingranditi rispetto a quelli di un recente passato in cui la Roma era riuscita a rientrare nei paletti del fair play finanziario.
Cominciamo dal numero più eclatante: nella semestrale il bilancio certifica un meno ottantasette (87) milioni, dato pesante ancora di più se si pensa che un anno fa esatto questo numero era in positivo di quasi due milioni.

Tre i motivi principali di questo notevole passo indietro. Il primo, il più importante, è ovviamente la mancata partecipazione alla Champions League, cosa che ha portato a ricavi inferiori intorno ai quaranta milioni visto che l'Europa League garantisce premi e market pool notevolmente inferiori. Il secondo è una mancata riduzione del monte ingaggi, una scelta che la società ha preferito fare per mantenere la competitività della squadra, come certificato, per esempio dal rinnovo contrattuale a Edin Dzeko. Il terzo sono le poche plusvalenze fatte in questo esercizio. Basti pensare che dodici mesi fa nella semestrale entrarono in gioco i numeri delle cessioni di Alisson e Strootman che garantirono una plusvalenza complessiva intorno agli ottanta milioni.

In crescita c'è anche l'indebitamento che, peraltro, toccherà ai Friedkin sistemare (la cifra di quasi 270 milioni sarà sottratta dal prezzo di acquisto della società). Nel comunicato emesso dalla società giallorossa, si evidenzia pure come del deliberato aumento di capitale da centocinquanta milioni di euro, i soci attuali negli ultimi cinque mesi ne hanno onorato circa cinquantacinque milioni e, pure, che i riscatti di Veretout, Mancini e Perez sono diventati obbligatori. C'è da preoccuparsi? Oddio a leggere certi numeri sì, ma la Roma assicura di essere serena e che nel prossimo autunno, quando ci si confronterà con l'Uefa con cui i rapporti sono ottimi, si presenterà un dettagliato piano di rientro come già fatto (e rispettato) nel passato. Meglio così. E i primi a pensarlo sono i Friedkin a cui non ci resta che augurare buon lavoro.