È tutta Coppa loro. Se in rosa ci sono cinque elementi che hanno vinto l'Europa League, uno che ha addirittura sollevato la Champions da giovanissimo e un altro che appena maggiorenne si è fermato all'atto conclusivo, il percorso per arrivare in fondo non può essere sconosciuto. Il trionfatore più recente è anche uno dei detentori del trofeo, Davide Zappacosta. La sua avventura in giallorosso è stata finora in ombra per colpa di quel maledetto infortunio che lo ha messo fuori causa fin dall'inizio della stagione; e che ha costretto il club a escluderlo dalla seconda lista consegnata alla Uefa dopo la fine del mercato di gennaio. Le dieci presenze nell'Europa League alzata al cielo di Baku da un imbattuto Chelsea gli permettono comunque di suggerire ai compagni la strada da seguire.

Appena due anni prima del terzino, nel 2017, il successo europeo è conquistato da Mkhitaryan e Smalling, in tandem nel Manchester United. Sono proprio i due romanisti a confezionare la rete del raddoppio Red Devils nella finale di Solna contro l'Ajax. Assist del difensore, gol dell'armeno, il sesto in una competizione che lo ha visto protagonista fin dal principio, con un invidiabile score di sei gol in undici presenze. Lo stesso Chris è una colonna della squadra: resta fuori per tre gare del girone in autunno per un infortunio al piede, un altro ko al ginocchio gli impedisce di disputare i quarti con l'Anderlecht, ma quando è disponibile scende in campo sempre. Fino a conquistare la seconda finale della sua carriera (la prima era stata con la maglia del Fulham, in un'edizione del torneo in cui aveva incrociato anche la Roma). Sul versante Ajax c'è anche Justin Kluivert, diciottenne da qualche giorno, che resta in panchina per tutto il match ma alla fine riceve i complimenti di Mourinho per quanto già messo in mostra nei turni precedenti.

Prima del ritorno delle inglesi, le coppe europee erano state un affare quasi esclusivamente spagnolo, con Real Madrid e Barcellona a spartirsi le Champions e l'Atletico di Simeone terzo incomodo, frequentatore dei turni nobili - finali comprese - quando non vincitore del secondo trofeo (e della Supercoppa europea, conquistata fra gli altri anche da Kalinic). Ma chi ha legato il proprio nome indissolubilmente alla Coppa Uefa prima e all'Europa League poi, è stato il Siviglia costruito da Monchi. Due trionfi consecutivi a inizio millennio (nel 2006 e 2007), poi la tripletta nell'ultimo decennio (2014, 2015 e 2016), con due giocatori che ormai possono essere considerati veterani in giallorosso: Fazio e Perotti.

Il Comandante vince da protagonista la prima: un percorso lunghissimo in cui colleziona 12 presenze (spesso da Capitano), cominciato dai preliminari e terminato con la finale di Torino del 14 maggio 2014, nella quale disputa tutti i 120 minuti contro il Benfica. Poi saluta in direzione Londra, sponda Tottenham, ma fa in tempo a tornare in Andalusia per giocare due partite e sentire suo anche l'ultimo trofeo, vinto nel 2016 a Basilea contro il Liverpool. Percorso inverso per il Monito, che gioca la prima parte del torneo 2013-14 realizzando anche tre gol, prima di tornare in Argentina a metà stagione, in pieno tormento da infortuni. A Davide Santon sono bastati invece dieci minuti in campo contro i marziani del Barcellona targato Guardiola per fregiarsi del titolo di campione d'Europa. Non male ad appena diciannove anni. Di tempo ne è passato, ma tutti sanno già come si fa.