Partiamo dal modulo. Che, fino a prova contraria, è il quattro-due-tre-uno. Cosa che, inevitabilmente, prevede la presenza in campo di quattro esterni, due bassi e altrettanti alti, quelli che in un calcio che non c'è più venivano chiamati terzini e ali. Quattro giocatori che, nel totale del lavoro che devono svolgere, come obiettivo hanno quello di garantire alla squadra il controllo, o quasi, delle fasce, le sovrapposizioni sia in fase difensiva che offensiva, la capacità di tenere corta la squadra con l'obiettivo di non lasciare spazio a quegli avversari che, come si dice, giocano tra le linee.

Ecco, nella Roma al replay di questo momento, peraltro fin troppo prolungato, gli esterni non ci sono, non funzionano, latitano, trasformandosi da risorsa in problema. Considerazione che è diventata ancora più tangibile da quando Zaniolo si è rotto il crociato nella sfida di campionato contro la Juventus (dodici gennaio). Da allora la Roma è come se fosse diventata orfana del ragazzo arrivato dall'Inter. Non solo delle sue indiscutibili qualità, forza fisica, corsa, sfacciataggine offensiva, tutte qualità che costringevano l'avversario di turno ad accortezze difensive che oggi può pure lasciare negli spogliatoi. Eppure, nonostante l'esilio di Florenzi a Valencia, nella rosa di Fonseca, gli esterni abbondano.

Cinque bassi e altrettanti alti, senza voler contare gli adattabili. Solo che, riflettendo su quelli bassi, Santon ne gioca una convincente e tre no, Spinazzola più o meno ha lo stesso rendimento, Kolarov abbassa ulteriormente la media, e Zappacosta, infine, sta completando la riabilitazione da un crociato che a un giocatore della Roma non si nega mai.

Anche gli esterni alti sono tanti quanti le dita di una mano. Ma, pure qui, sono più un numero che un fattore: Under, derby a parte, è rimasto al duemiladiciotto quando ci fece sognare con effetti speciali mai più ripetuti; Mkhitaryan ne fa una bene e tre male; Kluivert pare aver perso la fiducia che, pure, Fonseca gli aveva garantito per tutta la prima parte della stagione; Perotti sembra sempre fare un tocco in più di quello che dovrebbe. E, poi, c'è l'ultimo arrivato Carles Perez che, almeno, ha regalato un pizzico di luce in quel ruolo lasciato da Zaniolo, dimostrandosi quello con il coraggio e la voglia che ci vogliono in questo momento per dare una mano a una Roma che, inutile nasconderselo, è in evidente difficoltà.

Per il resto, come detto, però è un problema che, per quanto ci riguarda, ci è sembrato evidente quando, durante i novanta minuti contro i belgi del Gent, abbiamo pensato con nostalgia a Bruno Peres, assente perché il brasiliano dalla Roma non è stato inserito nella lista Uefa per l'Europa League. Ecco se ci si trova a rimpiangere Brunetto nostro, il problema è di complessa soluzione.

Non può bastare solo il catalano per garantire gioco offensivo e coperture difensive sulle fasce dove, sistematicamente, la Roma viene attaccata. E allora proviamo a fare una provocazione: non sarà il caso, caro Fonseca, di ridisegnare la squadra con un modulo diverso, pensando a uno schieramento che preveda la presenza di solo due esterni? Ipotizziamo: tre difensori centrali (la Roma in rosa ne ha sei più volendo Kolarov), una linea a quattro in mezzo al campo (Bruno Peres e Spinazzola sulle fasce), Pellegrini trequartista dietro a due punte con Perez a dare una mano a Dzeko a fare gol?

È un'ipotesi, niente di più, non abbiamo la pretesa di consigliare Fonseca, tanto meno che ci dia retta, ma non sarebbe perlomeno il caso di provarci? Anche perché peggio di come sta giocando la Roma in questo periodo è difficile farlo.