C'è una luce in fondo al tunnel. Ha ventidue anni appena compiuti. È arrivato a Trigoria in prestito ma sarà riscattato. Gioca a destra, ma è mancino soddisfacendo i cultori del piede invertito. Parla più catalano che spagnolo, ha studiato nella Cantera più Cantera del mondo, un certo Lionel Messi avrebbe voluto averlo ancora come compagno. È lui, Carles Perez, alla prima da titolare, la luce che ieri sera la Roma ieri sera ha intravisto alla fine di novanta minuti più di sofferenza che di riconciliazione con il gioco. Tredici minuti per bagnare l'esordio con il primo gol colorato di giallorosso. Se ci pensate, roba tipo quando matò l'Inter a San Siro. I belgi hanno sbagliato in disimpegno e l'errore è diventato fatale perché quel pallone è finito nei piedi di Dzeko. Perez, scuola Barcellona, ha capito tutto in anticipo, si è lanciato nello spazio, il bosniaco, complice anche una piccola deviazione, l'ha messa giusta nel corridoio e il catalano di piatto sinistro l'ha incrociata precisa nell'angolo giusto per il gol che ha deciso i primi novanta minuti di una sfida che, sia chiaro, tutto è meno che decisa. E poi molto altro, compresi un paio di tiri nella ripresa che hanno avuto il solo difetto di incocciare in deviazioni avversarie più fortunate che volute.

Un gol all'esordio da titolare (in qualsiasi competizione) non è roba per tutti. Perez è andato a far compagnia a gente come Volk, Boniek, Samuel, Chivu, Manfredini, Bernardini, Lamela, El Shaarawy e si potrebbe continuare. Ma al di là della rete che ha deciso la partita, quello che ha convinto di questo ragazzo con la faccia da calciatore, è stato l'atteggiamento, come sa stare in campo, la tecnica che gli consente in velocità di fare la differenza, saltare l'uomo, creare la superiorità numerica. Ha convinto, anche se, si sa, soprattutto a Roma, una rondine non fa mai primavera. È piaciuto per il coraggio con cui ci ha provato in una Roma che, dall'inizio alla fine, è sembrata una squadra divorata dalla paura, terrorizzata dall'idea di sbagliare e infatti di errori ne sono stati fatti parecchi, soprattutto in fase di disimpegno costringendo i tifosi più apprensivi a chiamare a più riprese il cardiologo di fiducia.

Insomma, meno male che c'è Perez in questa Roma che è ancora convalescente. La speranza è che il gol del catalano si riveli la medicina giusta per tornare a essere la squadra che avevamo ammirato e applaudito nel derby. Lo spera anche il catalano che nel dopo partita ha sottolineato che per lui la notte con il Gent sarà difficile da dimenticare: «È stata una serata speciale, non ne potevo sognare una migliore. Sono qui per aiutare la squadra, abbiamo vinto e siamo tutti contenti. Ora dovremo completare l'opera nella gara di ritorno. Il Gent gioca bene, è una buona squadra, ma siamo riusciti ad ottenere una vittoria e speriamo sia la prima di molte. Il calcio italiano è molto più fisico della Liga. Qui in Italia ci sono palleggio e palle lunghe. Queste prime quattro partite con la Roma mi sono servite ad ambientarmi, sono sicuro che con il passare del tempo aumenterà la mia confidenza».

C'è da augurarselo e, per certi versi, crederci visto quello che questo ragazzino ci ha fatto vedere contro i belgi, felice di giocare con la Roma, dimostrando di non aver per nulla accusato problemi nel passare dalla maglia del Barcellona a quella giallorossa. E forse questa è la migliore garanzia per il prossimo futuro di Perez che contro il Gent si è messo alle spalle gli altri pretendenti alla maglia di esterno destro alto. Ora sarà difficile per Fonseca rimettere in panchina il ragazzo arrivato dal Camp Nou. Su quella fascia c'è da raccogliere un'eredità molto pesante, quella di Zaniolo che purtroppo rivedremo in campo solo nella prossima stagione. Un'eredità pesante, ma che dopo i novanta minuti di ieri sera, Perez ha dimostrato di non averne paura e di possedere spalle sufficientemente larghe per sopportarne il peso. È lui la luce.