Non è tanto questione di gol. Non solo perlomeno. L'importanza di Edin Dzeko nella Roma è dettata dall'evidenza dei dati: ventinove presenze in trentadue gare ufficiali disputate in stagione dalla squadra; delle tre assenze, una sola per scelta tecnica (turnover nella gara d'andata col Wolfsberger dopo il tour de force settembrino) e due per causa di forza maggiore (la squalifica rimediata l'anno scorso in Coppa Italia e trascinata fino all'ultimo turno). Perfino nel periodo dell'infortunio allo zigomo, che lo ha costretto a giocare con una vistosa maschera protettiva, Fonseca lo ha sempre schierato. E Dzeko non si è mai tirato indietro.

Come se non bastassero i numeri, si aggiunge anche il simbolismo a conferire ulteriore peso specifico al numero 9: già con la fascia al braccio più volte da agosto a oggi, con la partenza di Florenzi in direzione Valencia, Edin è diventato anche il Capitano designato. Da rilevante a imprescindibile, come d'altra parte è sempre stato fin dal suo arrivo nella Capitale quasi cinque anni fa. Nel corso delle stagioni in giallorosso si è ritagliato un ruolo sempre più essenziale, anche all'interno dello spogliatoio, del quale è leader riconosciuto da molto prima di ricevere ufficialmente i gradi.

Merito non soltanto dei suoi straordinari numeri (è a 101 gol nella classifica dei bomber di ogni epoca, a dieci centri dal podio), quanto di una personalità dirompente, che non lo ha mai sottratto alle responsabilità e gli ha sempre fatto "mettere la faccia", come si dice. Anche in campo il bosniaco non le manda certo a dire. Ne sanno qualcosa i compagni - soprattutto di reparto - più volte ripresi con gesti eclatanti da un centravanti che pretende sempre di più, dagli altri come da se stesso. E non fa nulla per nascondere i propri umori, nel bene e nel male, con una fisiognomica sempre più che esplicita.

Pesano le parole del bosniaco almeno come i suoi gol, che lo rendono fondamentale per Fonseca, a maggior ragione in una fase nella quale la squadra ha palesato più di una difficoltà sotto porta e lui sembra l'unico in grado di rendere meno sterile la mole di gioco. È ancora molto al di sotto delle attese il contributo degli altri giocatori d'attacco, a partire da Kalinic (a secco in questa stagione, anche per colpa di una serie di guai fisici) che nei piani estivi avrebbe dovuto essere l'alter ego proprio di Dzeko. Gli stessi calciatori che si sono succeduti sulla linea dei trequartisti alle sue spalle non si sono rivelati esattamente cecchini. E il grave infortunio di Zaniolo non ha fatto altro che complicare le cose.

Al momento dei 58 gol complessivi segnati dalla Roma, 14 portano la firma di Edin, che ha già raggiunto il suo bottino totale della passata stagione. In Europa League sono invece tre le firme stagionali, in cinque presenze. Quando sente profumo di coppa, il 9 scalda i motori: capocannoniere dell'edizione 2016-17 - in cui peraltro si è fermato agli ottavi - trascinatore nella splendida cavalcata di Champions un anno dopo. Con lui in campo, nessun traguardo può essere precluso. E si può ambire a una rapida risalita.