Tutti in discussione. O quasi. Perché nella fase ipercritica che sta vivendo la Roma e la sua difesa in particolare, con quindici gol incassati nelle ultime sette partite, è sempre Chris Smalling l'ultimo baluardo a cedere. Sia chiaro, anche l'inglese non è stato irreprensibile nell'ultimo periodo: risucchiato dalla spirale negativa di reparto nella débacle di Reggio Emilia che ha fatto piombare la squadra nel periodo nerissimo; responsabile in prima persona contro il Bologna, soprattutto in occasione del primo vantaggio dei rossoblù. Ma già a Bergamo, pure a fronte del risultato negativo, la sua presenza ha evitato guai peggiori già nella fase iniziale del match, quando ad esempio è riuscito a compiere un prodigioso recupero su Ilicic lanciato a tu per tu verso Pau Lopez.

D'altra parte le doti difensive dell'ex Manchester United non sono mai state in discussione, così come il suo rendimento in giallorosso, fatta eccezione per le partite già citate. Smalling è riconosciuto come una sicurezza da tifosi, compagni e soprattutto allenatore, che non lo esclude dalla formazione titolare nemmeno sotto tortura. Le maglie che possono considerarsi assegnate già prima dell'ufficializzazione degli undici in campo, sono ogni volta quelle di Pau, Chris e Dzeko. E fino a Bergamo anche quella di Veretout. Ovvero l'asse centrale della squadra. Non fosse stato per una fastidiosa contusione al ginocchio che gli ha fatto saltare la gara con la Spal (e quella di ritorno col Wolfsberger), il numero 6 avrebbe centrato l'en plein nel corso di un girone. Ovvero dal suo esordio in giallorosso, proprio contro l'Atalanta ma all'Olimpico, il 25 settembre scorso.

Ventiquattro presenze con quel piccolissimo intervallo a metà dicembre, tutte per novanta minuti. Mai una sostituzione, mai una partenza dalla panchina. Sintomo dell'importanza capitale di Smalling per la Roma, che nel frattempo si sta muovendo per trasformare il prestito secco tramite il quale lo ha prelevato nell'ultima estate, nel primo vero acquisto per l'anno prossimo. Perché è lui il leader riconosciuto della difesa e oggi è inimmaginabile un reparto che non sia adornato dalle treccine dell'inglese. Lo stesso Mancini, che pure ha fatto benissimo al suo fianco fino alla pausa natalizia, sta attraversando un evidente calo di rendimento e allora anche per lui avere accanto una garanzia simile può aiutare a ritrovare la strada che attualmente sembra smarrita.

Anche in ottica Europa League l'esperienza di Smalling può fare la differenza. Settanta presenze nei tornei internazionali non si collezionano per caso alla soglia dei trent'anni. A prescindere dal blasone dei club di cui si fa parte. Con la maglia dei Red Devils ha trionfato nel 2017, tra l'altro con un precedente incoraggiante anche in chiave romanista: servendo l'assist vincente per il gol di Mkhitaryan nella finale con l'Ajax. Ma perfino nella sua precedente militanza nel Fulham - una squadra non proprio abituata ai vertici continentali - Chris ha vissuto una travolgente cavalcata fino all'ultimo atto (sia pure da comprimario, appena ventenne). Da domani proverà a condurre anche i compagni verso un obiettivo che potrebbe stravolgere gli attuali sconfortanti scenari.