Non soltanto gli spagnoli di Mediapro (che peraltro hanno già venduto ai cinesi). Che, pure, una certa rivoluzione nei diritti televisivi del calcio l'ha portata. Un investimento come da richiesta di un miliardo, cinquanta milioni e mille euro necessari per il brindisi con lo champagne, per prendersi tutto il cucuzzaro e adesso veniteci a chiedere le partite, chi offre di più?

LA RIPARTIZIONE

In attesa dell'offerta, o delle offerte, più alte (i colloqui tra le parti sono già iniziati) c'è dell'altro da approfondire e analizzare. Cioè la ripartizione di questo mliliardo abbondante di euro, tra le venti protagoniste della nostra serie A. Anzi, la spartizione dovrà essere fatta su una cifra ancora più alta. Perché al minimo garantito da Mediapro vanno aggiunti altri soldi e sottratti altri ancora. Ovvero vanno sommati i circa 370 milioni che la Lega (almeno quello che ne resta) ha ottenuto per i diritti esteri del campionato. In più, ma qui la cifra deve essere ancora quantificata, ci saranno anche i soldi per la vendita dei diritti televisivi nazionali ed esteri di coppa Italia e Supercoppa, gli unici che non sono ancora stati assegnati. Non è insomma un'utopia pensare che tutto il cucuzzaro possa essere una cifra intorno al miliardo e mezzo di euro. Cifra a cui però dovranno essere sottratti i circa cinquanta milioni di commissione per Infront, il dieci per cento di mutualità, sessanta milioni che vanno a coprire il cosiddetto paracadute per chi retrocede (cifra che qualche volta ha fatto sospettare che alcuni club abbiano preferito scendere in B), venti milioni di premi per la coppa Italia e altri soldi per la serie cadetta. Il totale da spartirsi, secondo un calcolo molto vicino a quello che sarà, dovrebbe essere di circa un miliardo e duecentoventi milioni di euro. Sono tutte cifre che sono state pubblicate in un documentato e splendido lavoro del collega Matteo Spaziante per la testata web calcioefinanza.it. Complimenti.

La nuova ripartizione dei diritti televisivi è figlia legittima della modifica della legge Melandri, contenuta nella legge di Bilancio 2018, approvata il 27 dicembre scorso. Le modifiche stabiliscono una ripartizione diversa alla precedente (40% in parti uguali, 30% bacini d'utenza, 30% storia e risultati sportivi). Ora tutto il cucuzzaro si dividerà in questa maniera: quota del 50% in parti uguali; quota del 30% sulla base dei risultati sportivi conseguiti; una quota del 20% sulla base del radicamento sociale. C'è da specificare anche altro: la quota del 30% in base ai risultati sportivi sarà ulteriormente divisa in un 15% in base alla classifica e ai punti conseguiti nel precedente campionato, un 10% sui risultati del precedente quinquennio, il restante 5% per i risultati conseguiti a livello internazionale e nazionale partendo dalla stagione 1946-47. Per quel che riguarda il radicamento sociale, è determinata in base al pubblico di riferimento di ogni singola squadra, tenendo conto del pubblico pagante che ha assistito alle gare casalinghe allo stadio negli ultimi tre campionati, nonchè, in subordine, in base all'audience televisiva ovviamente certificata.

pUBBLICO E AUDIENCE CERTIFICATA

Tutto chiaro? Ma per carità. In Italia è impresa impossibile fare cose che non lasciano spazio alle interpretazioni. E infatti ci sono ancora alcune cose da chiarire. Ovvero: come si determinerà il pubblico di riferimento di ogni squadra? Non è una domanda oziosa, tuttaltro. Un esempio: la percentuale di presenze allo stadio, sarà stabilita in base alla semplice somma paganti più abbonati oppure sarà la percentuale di riempimento di ciascun impianto? La differenza tutto è meno che banale. Per capirci: Inter e Milan hanno uno stadio da ottantamila posti, la Juventus ha il suo di stadio ma la capienza è di quarantumila e spicci. Milan e Inter possono fare cinquantamila di media con uno stadio riempito al 60%, la Juve no pur facendo il tutto esaurito in ogni partita. E pure la Roma, che negli ultimi anni ha visto una diminuzione della media paganti, da questo punto di vista non ci guadagnerebbe. Chi stabilirà, allora, il criterio per il quale comunque ballano milioni di euro? Un decreto del Presidente del Consiglio (il prossimo) che dovrà essere emesso entro centoventi giorni dalla data di entrata in vigore delle modifiche di cui sopra (fine aprile in sostanza, a elezioni già concluse, vedremo poi se ci sarà una maggioranza). Si potrebbe soprassedere, per fare un altro esempio, alla questione affidando il tutto all'audience certificata, cosa che ovviamente è preferita dai club con il maggior numero di tifosi.

LE CIFRE PER LE SOCIETÀ

Insomma, ci sono ancora alcune cose da chiarire e da mettere nero su bianco. Il risultato, in ogni caso, di questa nuova ripartizione vede cifre diverse per le società. Tutte con il segno più davanti, qualcuna di parecchi milioni. A eccezione della Juventus che, secondo il calcolo fatto da calcioefinanza.it, vedrà il club bianconero vedere diminuire di oltre sedici milioni gli introiti per i diritti televisivi. Al contrario delle altre grandi con il Napoli che salirà di 13 milioni, la Roma quasi di 11, l'Inter di 8,6, il Milan di seicentomila euro. E la Lazio di diciassette milioni e mezzo. Vuoi vedere allora che il recente faccia a faccia tra Peppe Marotta e Claudio Lotito in Lega che secondo alcuni è sfociato quasi in un confronto fisico, sia stato determinato proprio da questi nuovi numeri?