Potremmo definirlo «l'inverno del nostro scontento», citando il Riccardo III di Shakespeare. Un periodo nero, il più freddo dell'anno anche in senso figurato e non solo letterale per la Roma, che negli ultimi anni ha evidenziato un netto calo di rendimento tra gennaio e febbraio. Che sia la ripresa dopo la sosta natalizia o un generale - quanto inspiegabile - calo di tensione, la sostanza non cambia: nel bimestre invernale i giallorossi hanno la tendenza a dilapidare quanto di buono fatto vedere nella prima parte di stagione.

I numeri, del resto, sono impietosi e non lasciano adito a interpretazioni: negli ultimi venticinque anni (dal 1996 ad oggi), soltanto sette volte la Roma è riuscita a ottenere una media superiore ai due punti a partita, spesso attestandosi ben al di sotto. Numeri che, proiettati sull'intera stagione, mettono a repentaglio l'intera stagione, spesso condizionata da questo blackout.

Da Mazzone a Capello

Dieci punti in otto partite, per una media di 1,25: è lo score con cui l'ultima Roma di Mazzone inizia il 1996. Al termine della stagione arriverà la qualificazione in Coppa Uefa, ma il bilancio di gennaio e febbraio è da zona retrocessione. Leggermente migliore quello di Carlos Bianchi nel 1997 (1,5 punti a partita), ciò nonostante a inizio aprile l'argentino viene esonerato da Sensi. Con Zeman le cose non vanno meglio: il "gennaio nero" del boemo è un mantra consolidatosi nel corso degli anni, e in giallorosso non fa eccezione. Quindici punti in nove partite nel '98 (1,6 di media), dodici in altrettante gare l'anno seguente (1,3).

Il rendimento migliora con Capello, superando la media di due punti (2,1 per la precisione) nell'anno dello Scudetto, quando comunque Totti e compagni incappano in un paio di battute d'arresto: il pareggio interno con il Bari e il ko a San Siro contro il Milan. Il tecnico friulano, però, detiene il record negativo nel primo bimestre dell'anno: è il 2003 e i giallorossi raccolgono la miseria di cinque punti in sette partita, portando la media al di sotto dell'uno (0,7). Più o meno la stessa avuta dalla Roma attuale, che ha raccolto una vittoria, un pareggio e quattro sconfitte in campionato nel 2020. Nel 2004 Capello va meglio, ma il 6 gennaio il ko interno con il Milan di fatto mette a repentaglio la corsa per il titolo, poi vinto dai rossoneri.

Bene Luciano

L'unico a riuscire nell'en plein tra gennaio e febbraio è Luciano Spalletti nel 2006: in Serie A sono dieci le vittorie consecutive (undici totali), con trenta punti in cascina. Il 2007 è l'unico anno in cui il tecnico toscano scende sotto la media-punti di 2 (1,7): un trend positivo che confermerà anche nella sua seconda avventura in giallorosso tra il 2016 e il 2017. Rudi Garcia, nel 2014, raccoglie sedici punti in sette partite (media di 2,3 punti ogni 90'), ma alla seconda stagione non riesce a riconfermarsi: una sfilza di pareggi fanno sì che i suoi raccolgano dodici punti in otto gare (1,5 di media).

Male anche Di Francesco, che nei primi sessanta giorni del 2018 raccoglie undici punti in otto partite (tre vittorie, due pareggi e tre sconfitte). Lo scorso anno, a un passo dall'esonero, in campionato le cose non vanno malissimo: a febbraio arrivano tre vittorie di fila (contro Chievo, Bologna e Frosinone), per un totale di quattordici punti in sei partite. Ma il 7-1 del "Franchi" in Coppa Italia del 30 gennaio non può non pesare sul giudizio complessivo.

Il bilancio

Facendo una media sul rendimento bimestrale della Roma nell'ultimo quarto di secolo, sono 1,75 i punti ottenuti a partita. Pochi, anzi, pochissimi per una squadra che intende essere protagonista in Europa e lottare per il vertice in Italia. Altrimenti, per tornare a Shakespeare, non ci sarà alcuna «estate gloriosa» a illuminare il nostro cammino.