Si dice No news good news. E così si dice soprattutto negli Stati Uniti e a Londra, dove in questi giorni si sta definendo il futuro della Roma. Anche se la data in cui si potrà dire che comincerà il futuro non è ancora certa, quello che appare più probabile è che entro un paio di settimane si procederà al closing e la società giallorossa passerà di mano, da un americano all'altro, da Pallotta da Boston a Friedkin da Houston.

Il magnate californiano che fa base in Texas è stato dato più volte in arrivo nella Capitale, ma per ora non ci sono viaggi in programma (sono attesi invece i suoi uomini). In fondo è stato fatto trenta ed è probabile che sarà fatto anche trentuno: c'è quindi da aspettarsi che Dan, magari in compagnia del figlio Ryan a cui sarà riservato un ruolo centrale in questa operazione, si presenterà a Roma dopo che saranno apposte le firme sui contratti e il club passerà definitivamente nelle sue mani. L'iter procede senza intoppi, bisognerà solo attendere il passaggio tecnico che avverrà oltre Oceano, in pieno Carnevale. Ma, appunto, non ci saranno scherzi.

Né sembra lecito attendersi sgambetti sul fronte stadio. Dopo le voci degli ultimi giorni, smentite da chiunque, sul trasferimento del progetto in un'area diversa da Tor di Valle, per ora non si muove nulla sul fronte Vitek. L'ufficializzazione del passaggio di proprietà dei terreni non è in discussione, ma è al vaglio di uomini dei numeri e del tribunale e qualche novità è attesa per il weekend: tra lungaggini per i numerosi contratti e vicende giudiziarie (che si chiuderanno quando l'imprenditore ceco diventerà proprietario) entro febbraio si arriverà al semaforo verde anche in tal senso.