Fonseca e Florenzi, storia di un rapporto normale tra allenatore e calciatore. Forse no, ma anche sì. Ora le loro strade si separeranno, con il capitano della Roma in viaggio verso la Spagna, destinazione Valencia, nell'interesse (contingente) di tutti: giocatore, tecnico e società. Da un lato il numero 24 giallorosso che era rimasto nella Capitale quando stava andando in scadenza, rinunciando anche alle tentazioni (e ai soldi) dell'Inter di Spalletti prima della scorsa stagione, e nell'anno degli Europei vorrebbe giocare il più possibile, dall'altro le esigenze tecniche e tattiche dell'allenatore portoghese, che non lo vede da terzino basso nel suo sistema di base, il 4-2-3-1 (poi Florenzi ha reso meglio quando occasionalmente la squadra si è messa a tre dietro e si è "alzato"), e non può garantire a nessuno, o quasi, una maglia da titolare. Nel mezzo la società, che sa che un giocatore che porta i gradi che gioca "poco" (e con un ingaggio importante) è un lusso che non conviene permettersi. Perché Florenzi a Valencia tendenzialmente giocherà e con tutta probabilità si rivaluterà. Poi da qui a giugno si vedrà. 

Tra social e realtà

Nel mezzo anche tante chiacchiere cittadine, talvolta gratuite, sull'empatia tra il ragazzo di Vitinia e la sua città e, soprattutto, gli incidenti diplomatici avvenuti sui social network con i misteriosi like, in momenti diversi, ai commenti di utenti che chiedevano alla società di vendere Florenzi partiti prima dall'account ufficiale Instagram di Francesco Totti (con il chiarimento social tra i due) e poi addirittura da quello di Paulo Fonseca. Il tecnico portoghese - ha fatto sapere off the records la Roma - non ha mai messo quel like. Chi è vicino al tecnico ha assicurato che Fonseca, che solitamente usa molto poco i suoi social (appare anche inverosimile che vada a scorgere un commento in particolare tra mille sotto un post generico) e lo fa di solito dopo le partite, lo scorso 24 gennaio non ha nemmeno effettuato l'accesso a Instagram. Ma c'è di più, perché l'allenatore dopo l'accaduto ha avuto un colloquio con Florenzi nel quale ha spiegato di non aver mai messo quel like e che si era già messo all'opera con chi di dovere per capire cosa fosse successo. Un gesto molto apprezzato dal giocatore, che con il suo allenatore è sempre stato rispettoso privatamente e pubblicamente, mantenendo un rapporto diretto e schietto. Anche nel momento di prendere delle decisioni. Come quelle che le parti hanno finito di maturare all'indomani del pareggio nel derby di domenica scorsa, quando Fonseca ha preferito schierare Santon come terzino destro e ha relegato il capitano per la decima volta in panchina, suscitando per l'ennesima volta rumore nell'ambiente.

Titolare A metà

Non un titolare, quindi. Tanto più che in quel ruolo la Roma da gennaio, da quando è tornato Bruno Peres e in attesa di Zappacosta, ha una certa abbondanza. Florenzi ha parlato con Fonseca per capire cosa sarebbe successo nei prossimi mesi. In vista di Euro 2020 ha chiesto garanzie tecniche che l'allenatore non ha potuto dare, anche se in stagione, al netto di scelte e di squalifiche e infortuni, Alessandro è stato il terzino destro più impiegato. Giocando però "solo" il 50% dei minuti disponibili (1.246 minuti su 2.610): Spinazzola, anche se più abituato a giocare a sinistra (dove Kolarov è stato praticamente sempre presente con i suoi 2.230 minuti) è stato il suo principale concorrente e ha collezionato 1.111 minuti, mentre Santon con i 90 minuti giocati contro la Lazio è arrivato a quota 783. Cetin ha giocato 219 minuti, Bruno Peres 27 minuti e Zappacosta solo 12 nella prima giornata col Genoa.

Quella di Florenzi è la storia di un lungo addio, sicuramente doloroso per il capitano giallorosso. Che il suo ruolo nella Roma, benché capitano designato, non fosse poi così definito è chiaro quanto meno da inizio stagione. L'eredità di De Rossi, per la verità, l'aveva messa in discussione lui stesso in estate quando per convincere Dzeko a rimanere gli aveva offerto la fascia, ricevendo un "no" dal bosniaco che aveva voluto che continuasse la tradizione che il capitano della Roma sia romano. A Natale, poi, quando si vociferava di una sua possibile partenza, tra il serio e il faceto era stato proprio il giocatore ad annunciare un discorso "strappalacrime" per la cena di auguri con la squadra, che però non provocò "lucciconi" e si aprì anzi con un siparietto che aveva disteso gli animi, col tecnico che ironicamente gli disse: "Tutti si aspettano che parli di me". Ora per Alessandro inizia un'altra avventura, anche se provvisoria. Dirà arrivederci, per ora, alla sua città e alla sua squadra.