Meritava cento già contro la Lazio. Così come la Roma avrebbe strameritato di vincerlo questo derby che ha dominato dal primo all'ultimo secondo. Nonostante Calvarese e Mazzoleni al Var, capaci di vedere anche quello che non c'era da vedere. E invece Edin Dzeko si è dovuto accontentare solo del gol numero novantanove con la maglia della Roma (terzo alla Lazio), di un pareggio che purtroppo conferma come il pallone sia rotondo, dell'amarezza di una partita che si doveva stravincere per meriti propri, della consapevolezza che quella quota cento gol la poteva toccare proprio nel derby, cosa che avrebbe fatto giustizia della partita.

E, anche, della prestazione di questo gigante bosniaco, ieri pure Capitano, capace di mettersi sulle spalle la sua Roma, facendo reparto da solo, protagonista con la palla a terra e in volo, segnando probabilmente il suo primo gol di nuca, il quarto di testa in questo campionato, e pensare che il colpo di testa non è davvero il pezzo più pregiato del suo grande repertorio. E avrebbe meritato di festeggiare i gol a tre cifre nei novanta minuti di questo derby che ci ha regalato una Roma dominante e che soltanto gli dei del pallone non l'hanno voluta premiare, ci pare evidente che qualche romanista debba stare sulle palle a questi dei. Lo avrebbe meritato almeno in altre quattro occasioni. Magari qualcuno che in passato ha avuto il coraggio anche di criticarlo, roba del tipo intruppone al capolinea della sua carriera, ci dirà pure che per fare un gol il bosniaco deve avere cinque occasioni, ma la realtà è un'altra. Perché solo la sfortuna gli ha impedito, meglio dire la fortuna di un portiere, di bissare quel gol di nuca per arrivare a quota cento. Rivedetevela la partita. Già subito dopo la rete del vantaggio con la Lazio tramortita, il bosniaco è partito palla al piede, ha atteso il momento giusto per dire a Under dai turco mettila dentro, tiro respinto, lui che arriva su quel pallone e si vede respinto il suo tiro da un difensore della Lazio che non sa neppure lui come ha fatto. E poi nella ripresa, in altre due occasioni, l'urlo del gol glielo ha negato il portiere avversario, una volta addirittura, dopo uno straordinario controllo di tacco a seguire di Edin, respingendo di faccia e non lo sa neppure lui. E poi c'è stato un colpo di testa troppo preciso e pulito finito tra le braccia di Strakosha. La conferma di una partita giocata da assoluto protagonista, da dominatore nella metà campo avversaria, centravanti e non solo di una Roma che ruotava intorno ai suoi movimenti, ai suoi tocchi, alle sue intuizioni.

Un gigante, non solo per una questione di centimetri, un trascinatore intorno al quale la Roma ha costruito la sua migliore partita della stagione per continuità, concentrazione, qualità, quantità. Un gigante che con quello di ieri sera è arrivato a quota nove in campionato a cui bisogna aggiungere le tre reti già segnate in Europa League. È già salito al settimo posto tra i bomber di sempre dalla Roma, il sesto posto (Montella) è a tre reti, il quinto (Manfredini) a cinque, il quarto (Volk) a sette, il terzo (Amadei), il podio, a dodici. Poi davanti rimarrebbero Roberto Pruzzo e l'irraggiungibile Francesco Totti. Augurargli di scalare, già in questa stagione, la classifica fino al podio, è il minimo che si possa fare dopo una partita come questa. Mancano alla fine della stagione diciassette partite sicure di campionato (rispetto al girone d'andata la Roma è a più due) e altrettante due sicure di Europa League (sperando ovviamente che possano parecchie di più, nel migliore dei casi, arrivando in finale, sarebbero nove). C'è lo spazio, soprattutto se Dzeko si confermerà sui livelli di gioco visti nel derby, per poter sperare che possa arrivare già quest'anno al terzo posto. Sarebbe una piccola rivincita rispetto al derby di ieri sera in cui avrebbe meritato, insieme a tecnico e compagni, di festeggiare i cento gol e la vittoria.