Oggi potrebbe quasi apparire come un racconto fantasy. Eppure è tutto vero. Romanisti e veronesi sono stati amici per un decennio circa. Storie che affondano le radici negli Anni 70, appartenendo di diritto ai primordi del movimento ultras italiano. Storie di tifo e strada, nel senso migliore dei rispettivi termini (ammesso che ne esistano di peggiori). Storie che portano in calce le firme dei "padri" delle due Curve: la Sud dell'Olimpico, la Sud del Bentegodi, cuori pulsanti di due passioni molto distanti geograficamente, eppure così vicine per senso d'appartenenza e amore viscerale per le proprie squadre. Nelle pagine gialle (e rosse, o blu, a seconda della visuale) del gemellaggio c'è un nome che viene prima di ogni altro. Se non in ordine alfabetico, sicuramente per condivisione. È quello di un Masetti. "Primo portiere" qui. Fra i primi ultras lì. Non si tratta di un semplice caso di omonimia: Sandro il tifoso del Verona è nipote di Guido, bandiera della Roma, capitano del primo scudetto, ma veronese di nascita come il discendente. «In famiglia siamo tutti tifosissimi dell'Hellas, però tramite zio Guido la Roma è sempre stata molto presente. A lui era entrata nel sangue: ne parlava sempre con grande orgoglio, come fosse parte di lui. E in effetti lo era con tutti quegli anni di militanza. Ma le si era legato tanto da diventarne sostenitore. Quando veniva a trovarci partiva una costante presa in giro verso noi rimasti fedeli alla squadra della nostra città, ma sempre in modo bonario. D'altra parte mio padre lo seguiva spesso nelle trasferte al Nord e io stesso ricordo di essere stato portato da lui a conoscere i giocatori romanisti in hotel a Mantova, dove avrebbero giocato».

La parentela illustre costituisce però soltanto una coincidenza nell'amicizia che lega veronesi e romanisti e che riconosce proprio in Sandro Masetti uno dei fautori principali. Alla fine della stagione 1974/75 Hellas e Catanzaro arrivano appaiate in classifica in Serie B. Le due squadre si giocano la promozione in A in uno spareggio a Terni. Al "Liberati" arriva qualche macchina anche dalla Capitale: non si tratta di simpatizzanti gialloblù di stanza ad altre latitudini, ma di romani desiderosi di condividere l'esperienza di Curva con quegli ultras così sui generis già agli albori. Con loro c'è già stato un incontro ravvicinato che ha aperto la strada a una simpatia reciproca, appena qualche mese prima, il 23 febbraio del 1975. Altra partita in campo neutro, questa volta fra Milan e Roma. Si gioca proprio al Bentegodi e c'è una disputa fra le due tifoserie coinvolte per chi debba occupare la Sud, Curva di riferimento per entrambe e soprattutto regno delle Brigate Gialloblù. La diatriba si risolve a favore dei romanisti, pur entrati in ritardo rispetto agli antagonisti, e la conquista del territorio fa scattare un immediato feeling con i veronesi, che già all'epoca non nutrono grande simpatia nei confronti dei milanisti. Prima della gara il bar storico dei tifosi di casa è stato meta di pellegrinaggi romanisti che hanno consacrato la propria propensione per gli alcolici: altra ragione sufficiente per entrare nelle grazie dei Butei.

Da quel giorno ogni match fra Roma e Hellas si consuma con le tifoserie mischiate fra loro e numerose sono le testimonianze fotografiche che ritraggono i rispettivi striscioni dei gruppi portanti uno sovrapposto all'altro. In un altro Milan-Roma nella stagione 1981/82, ancora in campo neutro a Verona, i padroni di casa vengono a dare manforte ai giallorossi. «Quella partita l'ho seguita fianco a fianco con Roberto Rulli», ricorda Sandro Masetti. «Ormai li conoscevo tutti, alcuni di loro venivano a mangiare a casa mia in occasione delle gare qui in Veneto e anch'io sono stato ospitato più volte da loro». L'amicizia viene cementata da vacanze insieme e pasti pre e post partita allo stesso tavolo. Insomma, nulla sembra incrinare un rapporto che va oltre le ideologie politiche - differenti se non antitetiche in alcuni casi - e le amicizie con altri gruppi. «I romanisti avevano buoni rapporti con atalantini, vicentini, juventini e altre tifoserie nostre rivali - racconta ancora Masetti - ma non ci importava nulla, come d'altra parte a loro delle nostre. Era semplicemente una splendida amicizia, una "roba di strada", e ci piaceva così com'era. Tanto che anche quando si è rotta fra le due Curve, i nostri rapporti personali sono rimasti ottimi».

Talmente buoni da far entrare nella Sud veronese - unico fra tutti, gemellati storici compresi - lo striscione "Vecchia Guardia" della Roma. Non in un giorno qualunque, ma il 19 maggio del 1985, giorno in cui si celebra lo storico scudetto gialloblù. Eppure più di qualcosa si era rotto in un'altra stagione da ricordare, questa volta dal punto di vista giallorosso: l'anno di grazia 1982/83. Lo scontro diretto all'Olimpico si disputa nel giorno del matrimonio di uno degli esponenti di spicco della Sud romanista. Senza una guida ben precisa, qualche disguido fuori dallo stadio viene mal digerito. «Eravamo entrambe tifoserie di peperini - ammette Masetti - eppure le vera e propria rivalità è arrivata qualche anno più tardi, con le nuove generazioni». Quelle precedenti, cresciute agli albori del movimento ultras, facevano la storia del tifo. E di incroci così singolari e al tempo stesso suggestivi. Erano scritti nei nomi. In uno in particolare. «...Che è er primo portiere».