All'andata era tra i convocati, ma non scese in campo: il primo settembre Chris Smalling era sbarcato nella Capitale da appena tre giorni e Paulo Fonseca decise di portarlo con la squadra, ma in campo andarono Fazio e Mancini. Il numero 6, in quell'occasione, ebbe modo di assistere - seppure dalla panchina - all'atmosfera del derby, prendendo un primo assaggio della passionalità e del calore dei tifosi romanisti, in particolar modo della Curva Sud. Ma, si sa, giocare partite del genere è tutt'altra cosa.

Domani il trentenne londinese avrà modo di fare il suo debutto nella sfida più sentita in casa giallorossa, a corredo di una settimana che ha già visto la Roma fare i conti con un'altra storica rivale, purtroppo uscendo sconfitta dalla contesa. Ma anche a Torino, nonostante le tante insufficienze rimediate dagli uomini di Fonseca, Chris si è fatto valere, risultando forse il miglior romanista in campo insieme a Diawara. Una nota mica di poco conto, se si considera che era chiamato a tenere a bada Cristiano Ronaldo, Higuain e Douglas Costa. Del resto, negli ultimi dieci anni è stato più o meno abituato a sfide del genre, tra Premier League e competizioni europee.

Arrivato a Roma, si è calato immediatamente nella nuova realtà, facendo la differenza fin dalle prime presenze, e nelle ultime partite si è messo in luce come il vero leader della difesa: se Gianluca Mancini è deputato alla costruzione, lui è l'uomo di rottura, bravissimo nell'uno contro uno, nel tackle e nel recupero del pallone. Tutte qualità che hanno spinto Fonseca e Petrachi a prelevarlo in prestito dal Manchester United, unite a una umiltà che solo i veri campioni hanno.

Tutti aspetti, questi, che - uniti alla volontà del giocatore di rimanere a Roma - giocano a favore della sua permanenza. I contatti con il suo agente sono costanti e si lavora con i Red Devils per l'acquisizione a titolo definitivo del suo cartellino. Intanto, però, c'è una stagione da portare a termine e una qualificazione alla prossima Champions da raggiungere: il quarto posto passa anche per il derby di domani, come ha sottolineato lo stesso Chris dopo il ko con la Juventus.

Lo specialista

E di derby, del resto, Smalling si intende fin troppo bene. Pur essendo un difensore centrale, quindi non particolarmente avvezzo al gol, nei derby di Manchester contro il City ne ha messi a segno tre. E quando è andato a bersaglio lui, lo United ha sempre vinto. A partire dal 7 agosto 2011, in Community Shield: i Red Devils, sotto 0-2 (a segno Lescott e un certo Edin Dzeko), ribaltano la partita con i gol del difensore romanista e la doppietta di Nani.

Quattro anni più tardi, il 12 aprile 2015, dopo l'iniziale vantaggio dei Citizens con Aguero, il neo-interista Young, Fellaini e Mata hanno ribaltato il risultato, prima del poker di Chris: 4-2 il risultato finale per gli uomini allora allenati da van Gaal.

Altro clamoroso ribaltone anche il 7 aprile 2018: al City basta una vittoria per vincere la Premier e gli uomini di Guardiola vanno avanti di due gol. All'Etihad sembra fatta, ma due gol di Pogba e il destro di Smalling al 69' capovolgono il risultato e rimandano la festa degli storici rivali.

Ora sotto con il derby di Roma: i colori, in fondo, sono più o meno gli stessi. Chissà che la maglia della squadra di Inzaghi non esalti Chris come ha già fatto quella - anch'essa celeste - del City?