C'è un dato che da solo basta a spiegare l'esito della sfida che avrebbe potuto rilanciare la Roma e invece l'ha trattenuta nel fondo delle sue disillusioni: Smalling, Kolarov, Veretout, Pellegrini, Perotti e Dzeko hanno fornito prestazioni insufficienti. Di quasi tutti loro si ricorda appena un guizzo, un gesto, per qualcuno neanche quello. E tutto questo proprio nel giorno in cui invece si chiedeva loro di marcare la differenza, di fare quello per cui sono pagati più di altri, di trascinare il gruppo.

"Tradita" dai suoi uomini migliori, la Roma difficilmente poteva uscire dalla sfida di domenica sera con una vittoria, ma nonostante questo il risultato resta bugiardo perché di fronte c'era una Juventus che ha sì chiuso il girone d'andata con 48 punti (96 di proiezione finale, come ricordava orgogliosamente Sarri a fine gara), ma che è apparsa squadra assai poco solida, probabilmente la più brutta Juve del decennio vista all'Olimpico.

1 - Come si vede chiaramente mentre parte il pallone, tra Smalling e Kolarov c'è un buco per la marcatura più arretrata di Mancini su Rabiot, che poi si fermerà

I numeri stanno lì a testimoniarlo: addirittura la statistica dei gol attesi, che come ormai tutti i lettori di questa rubrica sanno stabilisce il più realistico risultato della sfida in base alle conclusioni costruite (per ogni tiro c'è un parametro che indica la possibilità statistica di far gol da lì), indica che il risultato più giusto di questa sfida avrebbe dovuto essere 2,60 a 1,29 per la Roma. E questo in virtù dei 19 tiri a 4 (5 nello specchio a 3), dei 10 tiri da dentro l'area a 4, dei 9 a 0 da fuori, del possesso 55 a 45, del baricentro decisamente più alto, dei fuorigioco (7 volte ci sono finiti gli juventini per via della linea alta della Roma, 0 ci sono finiti i romanisti con le linee così basse della Juve, altro che Allegri). Ecco perché il "tradimento" dei senatori risuona ancora più beffardo. Sarebbe bastata una Roma appena sufficiente stavolta per rimandare a casa Sarri senza quel titolo di campione d'inverno che tanto teme (due volte l'ha "vinto" col Napoli, zero scudetti alla fine).

2 - Con la parabola alta, Smalling valuta la possibilità di intervenire di testa e va a staccare. Nel frattempo Demiral è dietro Kolarov e quindi non in condizione di nuocere

Sarri o Allegri?

Con la sua scanzonata e debordante toscanità, quando a fine gara è stato chiesto al tecnico della Juventus se si sentisse "pienamente Sarri" o se in qualche modo la permanenza sulla panchina sabauda l'avesse cambiato, ha risposto divertito: «Mia moglie dice che sono sempre la solita testa di cazzo». Nel merito, ha poi sostenuto che «alla Juventus ho dovuto prendere atto delle caratteristiche dei giocatori, altrimenti non farei l'allenatore loro ma l'allenatore di me stesso. Ci sono dei numeri che spiegano che la squadra è molto cambiata rispetto allo scorso anno. Questa è una squadra non particolarmente brillante per caratteristiche fisiche, non hanno sicuramente le capacità del Napoli per il palleggio nello stretto, ma sono fortissimi per altri motivi. Faccio un esempio: se qui con il Napoli avessimo difeso negli ultimi 25 metri nel secondo tempo come oggi avremmo sicuramente perso».

3 - L'errore di Smalling è fatale perché non solo con la sua scelta di tempo non arriva a deviare la palla in maniera adeguata, ma poi perché di fatto smorza la traiettoria e coglie impreparato anche Kolarov

Dice Sarri, in pratica, che visto che sono così, lui deve adeguarsi e dunque non ha voluto stravolgere le loro conoscenze: di conseguenza, giocano come lo scorso anno. Forse però anche peggio perché contro la Juve di Allegri la Roma non ha mai raggiunto un numero tanto alto di conclusioni o di occasioni da gol, ad esempio. E non ha mai tenuto Allegri il baricentro così basso. E i numeri che Sarri cita rispetto allo scorso anno non indicano certo una rivoluzione: dal 16 al 19% dei tiri in porta di media, un possesso nei 35 metri finali passato dal 29 al 32% e generale dal 54 al 56%.

4 - Demiral invece ne approfitta e sceglie in una frazione di secondo una corsia interna rubando il tempo al difensore giallorosso e cercando una deviazione che troverà in maniera fortunosa: la palla sbatterà infatti tra lo stinco e il polpacco e finirà alle spalle di Lopez

I numeri sconfortanti

Ma non consola certo i tifosi della Roma lo stato di salute della squadra bianconera, anche così talmente più forte delle altre da aver appunto chiuso un girone d'andata con 48 punti, 13 in più di quanti ne ha sommati Fonseca. I tifosi guardano solo ai fatti e pensano che da dicembre (3 vittorie e un pareggio a San Siro con l'Inter, 10 gol fatti e 3 subiti) a gennaio (due sconfitte consecutive in casa, 4 gol subiti e 1 fatto su rigore) sia cambiato qualcosa, forse tutto.

5 - I movimenti accurati di Fonseca servono sempre a liberare spazio: qui è Florenzi a gestire il pallone all'indietro non, come sostiene qualcuno, per esercitare uno sterile possesso, ma per preparare la giocata successiva

In realtà le prestazioni non sono molto diverse, ma non sono mai stati commessi tanti errori. Kolarov ad esempio ha avuto il 63% di azioni riuscite, appena il 20% dei cross e il 55% dei duelli vinti. In più ha perso 8 palloni, Dzeko 13, Pellegrini addirittura 15. Di cross la Roma domenica ne ha fatti tanti, addirittura 37, ed è un numero mai raggiunto prima, neanche in giornate con vittorie ricche di gol. Ma solo il 35% di essi sono andati a buon fine (13). Basse le medie anche dei passaggi in area (riusciti appena 12 su 31), dei passaggi smarcanti (0 su 4) e dei filtranti (1 su 7). È mancata la qualità, insomma, come testimonia anche l'alto numero degli intercettamenti bianconeri: 68 (contro i 28 della Roma).

6 - Diawara manda velocemente il pallone sull'esterno opposto e nel frattempo Zaniolo e Pellegrini risalgono orizzontalmente il campo attirando le attenzioni di Matuidi e Alex Sandro

Immaturi

Andar sotto di due gol con la Juventus nei primi dieci minuti è in ogni caso un suicidio tecnico che conferma forse l'immaturità di un gruppo potenzialmente di grande livello, ma ancora non arrivato alla giusta maturazione. Il gol del vantaggio bianconero, arrivato oltretutto al 3' minuto e al primo calcio piazzato (quando l'attenzione ai dettagli è inevitabilmente massimale), eppure favorito da due o tre disattenzioni seriali, è un macigno che pesa sul giudizio di questa squadra.

Così come la successiva scelta suicida di Veretout. Cose che capitano? Quasi mai alle grandi squadre. E dunque non pensiamo troppo alla casualità perché forse tutto ha una spiegazione più razionale. "Bocciati", dunque? Forse sì per coloro che avessero manifestato ambizioni da scudetto. Per il resto diciamo "rimandati": sono in arrivo ulteriori test (il primo dopodomani in Coppa Italia, a Parma), c'è ancora tempo per rientrare.

7 - Così quando Diawara riceve nuovamente il pallone, Florenzi gode all'improvviso di uno spazio enorme da occupare

Il lato positivo

Qualche gola assai poco profonda e in evidente ricerca di visibilità aveva suggerito in settimana febbrili prove di difesa a tre e visto che dalla blindatissima Trigoria non era emerso niente di certo, l'ammissione di Fonseca in conferenza stampa sabato mattina aveva portato a far credere davvero che il portoghese fosse stato tentato di stravolgere la sua idea tattica per passare al 3421 proprio contro la Juventus, un po' come aveva fatto prima di Roma-Atalanta. Fonseca invece ha confermato dopo la partita di non aver mai pensato di cambiar modulo. E senza blindature, dal punto di vista tattico la sua scelta aveva retto bene. Peccato gli errori. Ma quelli, come detto, non sono totalmente attribuibili a lui.

8 - Il guineano con un precisissimo cambio di gioco lo pesca sulla corsa e il terzino romanista confezionerà il cross da cui nascerà l'occasione di Pellegrini, con un tiro ravvicinato casualmente respinto di busto da Rabiot