Il Capitano dei due mondi è tornato a casa. Daniele De Rossi è sbarcato ieri a Fiumicino, poco prima delle 7, con il volo Alitalia AZ681 che da Buenos Aires lo ha riportato a Roma. Questa volta per restarci. È passata una settimana dalla conferenza stampa in cui ha annunciato il suo addio al Boca Juniors e al calcio: «Non ho nessun problema di salute, voglio solo tornare a casa dalla mia famiglia. Mi manca».

A metà tra un frate e un guerriero Jedi, attraversa il Terminal 3 con felpa nera e cappuccio tirato sulla testa per nascondere la faccia stremata dal fuso orario e da un volo transoceanico di quasi 13 ore. Il secondo nel giro di poche settimane visto che l'ex centrocampista era tornato in Italia per le vacanze di Natale, per poi rientrare in Argentina e comunicare a compagni e dirigenza la sua decisione di dire basta.

De Rossi sembra un po' spaesato mentre cerca la strada verso l'uscita e non ha molta voglia di rispondere alle domande dei cronisti che lo stanno aspettando: «Non ho programmi per il futuro, adesso il programma è andare a dormire», dice con un sorriso appena accennato molto romano. Due parole però le spende per Nicolò Zaniolo, che nella partita contro la Juventus ha riportato la rottura del legamento crociato e quasi in contemporanea al suo sbarco si stava recando a Villa Stuart per sottoporsi all'operazione: «Ho appena letto la notizia, avremo tanto tempo per andarlo a trovare e per scrivergli messaggi in privato». Qualche metro più dietro c'è la moglie Sarah, con il volto nascosto dagli occhiali scuri, che lo ha accompagnato nella sua avventura argentina e adesso avrà il compito di sostenerlo in questa nuova fase della sua vita e della sua carriera.

Scenari futuri

È presto per parlare di un suo ritorno nella Roma. Più di qualcuno nelle scorse settimane aveva associato il suo addio al calcio all'entrata nel vivo della trattativa per il passaggio di mano del club, con il magnate texano Dan Friedkin pronto a subentrare a James Pallotta puntando subito sul rientro in società di DDR. La coincidenza temporale è stuzzicante ma De Rossi non sta pensando ad una carriera dietro la scrivania, ruolo già prospettatogli dall'attuale proprietà e dal Ceo Guido Fienga prima che Daniele decidesse di continuare a giocare.

«Sicuramente continuerò a lavorare nel calcio. Il mio destino è scritto: farò l'allenatore e comincerò presto a studiare per diventarlo», ha detto nella sua conferenza di addio. E allora tutte le strade portano a Coverciano dove nei prossimi mesi potrebbe sostenere i corsi per l'abilitazione B e A che gli permetterebbero di allenare fino ai professionisti, comprese le squadre Primavera. Per lui poi ci sarebbe una corsia preferenziale per il corso Uefa Pro che spetta ai calciatori che si sono distinti per particolari meriti sportivi, come quelli che hanno vinto un mondiale. Un'occasione che De Rossi sarebbe felice di cogliere.

In mezzo non gli mancherà la possibilità di studiare da vicino i grandi tecnico come Guardiola, suo ex compagno di squadra, o Luis Enrique che, per sua stessa ammissione, è il tecnico che gli ha aperto gli occhi dal punto di vista tattico. Solo una volta completata la sua formazione da allenatore si potrebbe concretamente pensare ad suo rientro nella Roma, magari partendo dal settore giovanile, per poi dare seguito a quella promessa fatta qualche anno fa a Lele Adani e, indirettamente, a tutti i romanisti: «Non vincere da giocatore per tornare e vincere da allenatore».