Capitano. Inimitabile. Speciale. Unico, Daniele De Rossi. Anche nel giorno del suo addio al calcio, centosessantasei giorni dopo il suo sbarco al Baires, sette presenze, un gol all'esordio. Un addio celebrato a oltre undicimila chilometri di distanza dalla sua Roma, dall'altra parte dell'Atlantico, in quella Buenos Aires popolata da migliaia di italiani d'Argentina.

Lo ha fatto parlando uno spagnolo che bisognerebbe fargli i complimenti, ma che probabilmente lo ha aiutato a dire quelle parole, «smetto di giocare», che come ha confessato, avrebbe voluto pronunciare non prima di un'altra decina d'anni. Un colpo di teatro per certi versi atteso, ma che ha ribadito l'assoluta unicità di questo figlio di Roma, una vita con il giallorosso sulla pelle, una giugulare a testimoniarlo, un calciatore straordinario, un uomo fantastico.

Come quello di qualche mese fa, quando annunciò che sarebbe andato a giocare nel Boca, un europeo, un italiano, un campione del mondo che faceva il viaggio al contrario rispetto alle centinaia di argentini che sono venuti e continueranno a venire in Europa in cerca di quattrini, gloria, vittorie.

Non sappiamo a voi, ma a noi questo annuncio che è andato quasi a reti unificate, ci ha lasciato non diciamo indifferenti, sarebbe stato impossibile, ma certo la sensazione è stata molto diversa da quella che abbiamo provato il ventisei maggio dello scorso anno quando all'Olimpico si celebrò, suo e nostro malgrado, lo strappo dalla sua e nostra Roma.

Uno strappo lacerante, il cuore che batteva forte, le lacrime che non ne volevano sapere di fermarsi, la consapevolezza di un'altra meravigliosa storia arrivata al capolinea, una storia che solo la Roma e i romanisti conoscono e possono raccontare. Stavolta no, sicuramente perché in qualche maniera eravamo preparati, ma anche, se non soprattutto, perché l'addio al calcio celebrato a Buenos Aires dal nostro Sedici, in qualche maniera ci fa pensare che ce lo restituisce.

Torna a Roma, a casa sua, una scelta dettata non da motivi fisici ma legati alla sua famiglia, ai suoi figli, al mare di Ostia, alla prospettiva di continuare nel mondo del calcio nel ruolo di allenatore come ha detto nel corso della conferenza stampa in Argentina. Tornerà qui, a casa sua, si iscriverà alla scuola allenatori di Coverciano, studierà per diventarlo, e noi siamo convinti che lo diventerà. Con la Roma? Oggi come oggi ci sembra perlomeno prematuro dirlo, così come un rientro del Sedici nella nuova Roma che sarà di Dan Friedkin. Meglio aspettare, sapendo che, comunque, prima o dopo, lo rivedremo vestito di giallorosso.