Dan Friedkin con la sua voglia di prendersi la Roma arriverà presto nella Capitale, ma ci vorrà un tempo tecnico. Una mesata, all'incirca, forse qualcosa in meno come continuano assicurare fonti anonime vicine al magnate texano a RomaPress. Tempo al tempo, però, perché l'investimento è complesso e i contratti da scrivere - con la dozzina di società che gravitano nell'orbita Roma - sono tanti.

Sciolti i nodi rimasti, visto che è stato trovato l'accordo di massima (il punto d'incontro economico è su una cifra intorno agli 800 milioni di euro compreso il debito consolidato di 272 milioni e l'aumento di capitale) e ora bisogna dar seguito al nero su bianco. Le parti stanno parlando delle modalità di pagamento, cose normali in un affare del genere.

Resta aperta la questione stadio, di cui si attende l'annuncio ufficiale, ma è un lotto "separato", che verrà ovviamente vincolato a tutta l'operazione. Perché la nuova casa della Roma è cruciale anche per Friedkin, che secondo chi gli sta vicino, adesso che il deal di fatto è chiuso, non vuole apparire ed è anche logico che sia così. Il futuro proprietario della Roma è attentissimo a ciò che accade in Italia e segue costantemente ogni passaggio. Anche quelli che riferiscono di confidenze che l'imprenditore californiano che ha costruito il suo impero in Texas avrebbe fatto qua e là.

Equilibrio, sobrietà e zero pressioni, per ora. A Houston e Londra (dove si svolgono dinamiche importanti per la cessione della Roma) viene ritenuto inopportuno in questa fase fare passi troppo lunghi o assecondare il clamore mediatico anzi tempo. Anche per questo per il momento è da escludere una presenza di Dan all'Olimpico per vedere la squadra dal vivo.