Ci risiamo. Entrano in gioco le banche. Solo che stavolta non è per vendere la Roma. Ma per affiancare Dan Friedkin nell'acquisto del club giallorosso. Inevitabile che succedesse. Qualsiasi imprenditore, compreso Bill Gates, lo farebbe. Semplicemente perché funziona così, soprattutto quando l'investimento è di quelli importanti come, appunto, nel caso dell'acquisto della Roma che all'imprenditore texano nato in California costerà svariate centinaia di milioni di euro. Friedkin, da quello che raccontano, ha fretta di annunciare il deal che, peraltro, di fatto è chiuso, visto che è stato trovato il punto d'incontro economico tra le parti, cifra fissata intorno agli ottocento milioni di euro compreso il debito consolidato (272 milioni) e l'aumento di capitale (circa 130 milioni).

A questo proposito ci sembra giusto fare un minimo di chiarezza a proposito dell'utile che James Pallotta e i suoi soci si metteranno in tasca, a cominciare da Rouane e D'Amore che hanno fatto parte dell'avventura sin dal primo giorno. Si sta parlando e scrivendo di un utile superiore ai duecento milioni, magari per dare l'ultima frecciata (eufemismo) a Pallotta. In realtà non è così. L'utile, per i nostri conti, sarà inferiore ai cento milioni che poi i vari soci si divideranno in base alle quote in loro possesso. Per noi umani sono parecchi soldi, per carità, ma in realtà, a quei livelli il business non si può definire un grande successo.

Oltre al finanziamento per l'investimento Roma, Friedkin e Pallotta devono trovare l'accordo sulle modalità di pagamento. Ovvero i tempi che si stabiliranno per versare il cash necessario all'acquisizione del pacchetto di maggioranza della Roma. Che, per quello che siamo riusciti a sapere, passerà interamente o quasi nelle mani del Friedkin Group. Forse inizialmente Pallotta rimarrà con una quota minima (valutabile intorno a quel tre per cento che il bostoniano da solo ha in suo possesso), ma nel medio periodo Pallotta è destinato a uscire definitivamente dalla Roma, magari puntando ancora sul business calcio ma non in Italia (in Inghilterra dicono che stia trattando il Leeds, squadra prestigiosa ora in Championship ma destinata probabilmente a fine stagione a salire in Premier).

Friedkin, nonostante non ci sia ancora tutto nero su bianco, è sempre più impaziente di presentarsi a Roma. C'è che dice che potrebbe essere all'Olimpico già domenica sera in occasione della ripresa del campionato che vedrà i giallorossi affrontare il Torino in notturna. In ogni caso non vede l'ora di presentarsi da queste parti, spinto anche dal figlio Ryan che raccontano si sia innamorato di città e squadra. Raccontano pure che gli interessi di Friedkin nella nostra città, siano destinati ad ampliarsi. Nei settori che, oltre alle auto, fanno parte dei suoi affari. Ovvero turismo e cinema, due aspetti che secondo l'imprenditore americano non sono sfruttati a sufficienza (e ha ragione) in una città che può vantare un brand tra i più conosciuti al mondo. Per fare un esempio: gli studios di Cinecittà da anni sono in un abbandono che non ha rispetto della storia del nostro cinema. Ecco, Friedkin potrebbe essere interessato all'acquisizione degli studios per dare nuova linfa alle sue attività di produttore cinematografico che ha già contatti e conoscenze con produttori italiani. Saranno, nel caso, operazioni secondarie rispetto al core business di questo affare, cioè la nostra Roma calcio. Che al di là di dichiarazioni tutte da confermare, Friedkin vuole continuare a far crescere. Puntando, pure lui, sullo stadio, sperando che non ci siano sorprese.