Se Dan Friedkin festeggerà il capodanno con dei fuochi d'artificio giallorossi lo sapremo solo nelle prossime ore. Quello che appare più chiaro, invece, è che la trattativa per l'acquisizione del club tra l'imprenditore texano d'origine californiana e James Pallotta, presidente della Roma dal 2012, non si ferma nonostante qualche accelerata a cui è seguito qualche rallentamento. Una condizione normalissima per trattative così onerose e anche piuttosto complesse e lunghe.

Sì, è una questione di prezzo, ma sia Friedkin che Pallotta (più i suoi soci che lui in persona) stanno facendo il massimo per arrivare a dama. E per farlo il prima possibile. C'è chi - come un anonimo legale del Friedkin Group - apre addirittura al semaforo verde entro i prossimi tre giorni, cioè entro la fine del 2019. «Secondo me raggiungeremo l'accordo finale prima del nuovo anno, da parte nostra siamo fiduciosi che questo avverrà», sono le dichiarazioni rilasciate da un avvocato molto vicino al magnate texano al portale americano Roma Press.

Clima dunque positivo intorno alla trattativa per la cessione della Roma dalle mani di Pallotta a quelle di Friedkin, con quella del 31 dicembre che sarebbe una deadline non ufficiale fissata da compratore e venditore per trovare un accordo di massima, che potrebbe arrivare se, come sembra, Friedkin recapiterà l'offerta decisiva a Pallotta nelle prossime ore: ballano 50 milioni di gap (negli 800 milioni richiesti a fronte dei 750 offerti vanno computati anche i poco più di 270 di debiti), che possono essere colmati da questo affondo finale.

Una volta raggiunto si passerà alle vie ufficiali e Dan Friedkin tornerà a Roma per completare l'acquisizione oltre che per mettere mano alla ricapitalizzazione del club entro le scadenze previste nel 2020. Si cerca quindi l'accordo di massima che non vorrebbe dire ancora la stesura dei contratti (gli studi a cui si appoggiano le parti ancora non hanno iniziato a scriverli e si tratta di documenti per una dozzina di società), ma che aiuterebbe anche a velocizzare la prassi in funzione della prima stagione di fair play finanziario "agevolato" dall'Uefa per le nuove proprietà.

Slegato, ma legato, nel senso che gli accordi saranno condizionati alla realizzazione dell'opera, il discorso stadio, che fa oscillare il valore della Roma. Che lo stadio si faccia non sembra esserci più alcun dubbio, nonostante i silenzi delle festività natalizie: da un lato il Campidoglio aspetta di veder insediato nei terreni di Tor di Valle l'imprenditore ceco Vitek, che significherebbe Parnasi e qualche imbarazzo fuori dal progetto. Poi ci sarà l'annuncio della convenzione (mancano solo dettagli tecnici). Dall'altro la Roma che sa che gennaio sarà il mese decisivo per il futuro del club e della sua nuova casa.