A Firenze, prima che il risultato della sfida con la Roma li costringesse a rivedere tutti i piani (la mattina dopo hanno esonerato Montella, ancora non è certo il nome del suo sostituto) si parlava del possibile arrivo a gennaio di Florenzi, che veniva considerato indietro nelle gerarchie di Paulo Fonseca. A Firenze, invece, il capitano giallorosso ha giocato titolare, e non era la prima volta: era rientrato nell'undici iniziale già il 12 dicembre, con il Wolfsberger, era stato confermato tre giorni dopo contro la Spal, e all'Artemio Franchi.

E in tutti e tre i casi non ha saltato un minuto: a inizio campionato, quando ha giocato da titolare le prime tre, è stato sempre sostituito (la prima volta da Zappacosta, prima e unica presenza in maglia giallorossa, la seconda da Diawara, all'esordio, la terza da Spinazzola, esordio anche per lui), stavolta no. Poi aveva saltato la gara di andata contro l'Istanbul Basaksehir, la prima in cui Fonseca ha fatto turn-over, ed è tornato titolare per le tre seguenti, Bologna, Atalanta e Lecce. Per la trasferta in casa del Wolfsberger era convocato ma non ha potuto giocare, per quella forte influenza che lo ha lasciato debilitato, causando tutti i suoi problemi di quest'anno: in Austria ha giocato per la prima volta dall'inizio Davide Santon, che per tutto il mercato estivo era stato considerato in partenza, con Spinazzola a sinistra, la gara successiva (Roma-Cagliari) Kolarov è tornato al suo posto, e a destra ha giocato il laterale arrivato dalla Juventus.

Roberto Mancini lo aveva convocato in Nazionale per la doppia sfida contro Grecia (a casa sua, all'Olimpico) e Liechtenstein ma il capitano giallorosso ha dovuto dare forfait. Sono passate 13 partite della Roma tra la trasferta di Lecce, l'ultima prima di fermarsi, e la gara interna con il Wolfsberger, e in tutto Florenzi ha giocato 171', quasi tutti in Sampdoria-Roma (titolare, uscendo a un quarto d'ora dalla fine) e Roma-Brescia (sostituito al 32' della ripresa): ora che ne ha fatti 270' nelle ultime tre, il periodo grigio può dirsi superato. Periodo in cui non ha detto una parola fuori posto, continuando a tirare il gruppo in allenamento, e a dare l'esempio ai compagni.

E quando, il 16 novembre, il giorno dopo aver giocato titolare con l'Italia contro la Bosnia, è stato portato a parlare dall'ufficio stampa della Nazionale, e non era marcato a vista dal media center giallorosso, ha detto parole che a Trigoria sono piaciute molto: «Non ho giocato per far cambiare idea all'allenatore. Spero di riuscire a mettere in difficoltà il mister che adesso sta facendo altre scelte e lo rispetto sicuramente. Se devo fare il capitano devo dare l'esempio: in questo momento, come negli altri anni, metto la Roma davanti a me. Dobbiamo stare in silenzio e lavorare perché se lo fa il capitano lo fanno tutti». Contro la Spal aveva firmato l'assist per il gol di Mkhitaryan, contro la Fiorentina ha giocato 72 palloni, più di tutti, avversari inclusi. Il miglior modo per rispondere a voci di crisi, e spifferi di mercato.