Non indosserà il mantello, ma Gianluca sembra essersi tramutato in SuperMancini: non fossero bastate la prime uscite stagionali - in cui si era messo in luce per le doti già note dai tempi di Bergamo - il ventitreenne di Pontedera è stato reinventato centrocampista da Paulo Fonseca. Intuizione felicissima, quella del tecnico portoghese, che ha riportato il "Mancio" nel ruolo ricoperto già ai tempi dei Giovanissimi della Fiorentina (con i quali conquistò lo Scudetto). Il rientro di Diawara dal primo minuto con il Brescia lo ha fatto ritornare nelle retrovie, ma vaglielo a dire: Mancini ha sfoderato l'ennesima prestazione da incorniciare, stavolta con la ciliegina del primo gol romanista. Sotto la Curva Sud, in bello stile: una girata vellutata da attaccante, anzi, quasi da numero dieci. «Una sensazione indimenticabile», ha scritto il ragazzo toscano su Instagram dopo il successo contro la squadra di Grosso. Ci teneva particolarmente a sbloccarsi all'Olimpico, per «sentire i tifosi gridare il mio nome». Detto, fatto. Non solo: due minuti dopo, strappa gli «oooh» di ammirazione del pubblico con un anticipo sull'avversario e percussione centrale, conclusa con una bellissima verticalizzazione per Dzeko, poi fermato dalla manona di Joronen.

Dove lo metti, sta bene: è un po' come il prezzemolo, Gianluca. Chiude su un attaccante avversario a ridosso dell'area romanista e poco dopo te lo ritrovi a rifinire, o a pressare per recuperare il pallone sulla metà campo. Proprio la sua costante ricerca del pressing è la caratteristica che, più di ogni altra, aveva convinto Fonseca ad avanzarlo sulla linea mediana. Partner ideale per Veretout, che per natura è un frangiflutti che agisce a tutto campo, lo è altrettanto per Smalling. «L'intesa con Chris è forte - ha detto Mancini dopo la sfida col Brescia - In campo parliamo molto: siamo delle radio». Questione di frequenze giuste, le antenne pronte a ricevere e a trasmettere musica.

Temperamento

Abituato alla difesa a tre di Gasperini, Gianluca ha confessato di aver avuto bisogno di un po' di tempo per abituarsi al 4-2-3-1 fonsechiano. Ma, complice l'ottimo lavoro dell'allenatore («Mi sta insegnando tanto, giorno dopo giorno», ha confessato il numero 23), all'ex atalantino sono bastate poche partite per prendersi la Roma. Anche in virtù di un carattere da veterano, che stona un po' con la sua giovane età: gioca sempre con tranquillità ed eleganza, anche quando il pressing avversario lo mette sotto pressione. Mancini non si scompone, esce a testa alta e non ha paura di difendere a campo aperto insieme al fido compagno di reparto (ritrovato) Smalling.

Ciak, si gira

Regia, dicevamo: se i 138 recuperi compiuti finora in campionato lo mettono alle spalle del solo Smalling in casa giallorossa, i dati evidenziano anche la sua bravura in fase di impostazione. Contro il Brescia la sua percentuale di passaggi riusciti è stata del 91,7%, mentre la media stagionale recita 89,3%. Numeri, per capirci, che ti aspetteresti da un Cristante e che non sono troppo distanti da quelli di Veretout. Aggiungiamoci i duelli aerei vinti (2,8 di media a partita, 3 domenica), i lanci spesso al bacio per la testa di Dzeko e i due passaggi chiave sfornati contro i lombardi e il quadro è completo: Gianluca, l'uomo-ovunque, è ormai a tutti gli effetti un SuperMancini.